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Michael Schumacher e Flavio Briatore (©Getty Images)

Dall’alto di una cattedra erta a pulpito per la predica quotidiana, Flavio Briatore, in occasione dell’ormai sua classica diretta sui social network, è tornato a parlare di F1. Come sempre molto critico, l’imprenditore piemontese se l’è subito presa con il sistema organizzativo attuale.

“Nel Circus di oggi sono i grossi costruttori a farla da padroni, i team con personalità al vertice non esistono più. E’ diventata una Formula Funzionari e Ingegneri, non più un teatro per gladiatori”, l’amara considerazione. “Al di là che possa piacere o no, è un mondo molto diverso da quello a cui ero abituato io”.

La stoccata a Maranello

Senza peli sulla lingua il 67enne ha quindi espresso alcune perplessità circa la scelta del Cavallino di confermare la formazione anche per il 2018. “Personalmente non so se avrei rinnovato con il duo Vettel – Raikkonen”, ha detto. “Sebastian ha fatto abbastanza bene, ma con Kimi il titolo costruttori non si può vincere. I piloti scelti dovrebbero essere entrambi forti. Sarebbe bello avere tutti ragazzi del calibro di Max Verstappen! Devo comunque ammettere che pure Charles Leclerc è interessante. L’avrei visto bene alla Rossa”.

L’ex geometra ha poi reso merito alla Lamborghini: “Prima era una sorta di sottomarca, adesso invece è al top. Grazie a Stefano Domenicali e ai fondi tedeschi, il brand di Bologna è cresciuto in maniera esponenziale e può vantare 1500 dipendenti e tutti giovani”.

La Federazione contro Schumi

Per non farsi mancare nulla Briatore ha altresì attaccato la FIA in riferimento a fatti accaduti quando lui era al comando della Benetton, successivamente passata in mano Renault. “I federali provarono a lungo a metterci i bastoni tra le ruote. Per loro non avevamo la stessa credibilità di nomi storici come Ferrari, McLaren Barbham o Tyrrel”, il racconto del patron del Twiga e del Billionaire. “In particolare nel 1994 cercarono di far perdere il mondiale a Michael Schumacher, squalificando per due volte e senza ragione. Alla fine riuscimmo lo stesso a vincere e così nel ’95”.

Infine un’ulteriore presa di coscienza di quanto sta vivendo la F1 corrente anche dal punto di vista dell’impatto mediatico. “Ricordo che ad esempio in passato La Gazzetta dello Sport mandava ai GP otto/nove inviati e i lettori avevo cinque pagine a disposizione per informarsi sulle gare. Ora i giornalisti sono al massimo un paio e il tutto è ridotto ad una paginetta. Sicuramente l’entusiasmo per lo sport era differente”, la chiosa quantomai vera.

Chiara Rainis

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