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Ayrton Senna (©Getty Images)

“E ho deciso una notte di maggio ho deciso che toccava forse a me e ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo rimbalzando nella curva insieme a me”. Viene raccontato così Ayrton Senna poco prima di morire dalla sapiente penna di Lucio Dalla. I sogni del campione brasiliano si sono spezzati il 1° maggio del 1994, esattamente 23 anni fa, quando a quella dannata curva del Tamburello Senna uscì di pista con la sua Williams per sempre.

Come racconta Dalla tra le strofe della sua canzone, qualcosa, in quel mondo dove “sigarette e birra pagano per continuare” da quel giorno è cambiato. La Formula 1, infatti, dopo la morte di Ayrton Senna, del suo simbolo, non è stata più la stessa. Da quel giorno, infatti, è partita quella costante ricerca della sicurezza che ha portato ad oggi, 1° maggio 2017, ad una Formula 1 quasi priva di incidenti mortali negli ultimi 23 anni, a parte qualche sfortunatissima casualità, come il caso Bianchi.

Quel weekend fu terribile, quasi maledetto secondo alcuni, segnato prima dal pauroso incidente di Barricchello durante le prove, sino alla morte del debuttante Ratzenberger il sabato. Le premesse avevano spinto Senna quasi a rinunciare a correre quella domenica, lui 34 anni appena compiuti, 3 mondiali sulle spalle, gare epiche e un momento difficile in Williams quella mattina partiva dalla pole, ma la sua testa lo voleva lontano da quel tracciato.

Senna aveva ancora tanti sogni da realizzare

Siamo al 7° giro, quando il piantone dello sterzo della monoposto di Ayrton Senna cede, la vettura esce di pista ad una velocità folle. Il botto è pauroso, un pezzo di carbonio penetra un casco lontano parente di quello efficiente e sicuro che oggi indossano i piloti. Le telecamere indugiano sull’auto del campione brasiliano, c’è un piccolo movimento nell’abitacolo, tutti pensano ad un segno positivo, probabilmente, invece, è solo uno degli ultimi respiri di Senna.

Arriva l’elicottero, la corsa folle a Bologna in ospedale, intanto in pista lo spettacolo penosamente continua, troppi interessi, “sigarette e birra pagano per continuare”, la gara viene vinta manco a dirlo da un certo Michael Schumacher, che negli anni successivi si prenderà tutti i record precedentemente conquistati proprio da Ayrton Senna.

Il brasiliano si spegne a Bologna. Una corsa, quella della sua vita, interrotta troppo presto. Tanto l’amaro in bocca per quello che poteva ancora essere e mai sarà. L’arrivo magari in Ferrari, agganciare e superare l’acerrimo nemico di sempre Prost nel numero di titoli vinti, insomma il buon Ayrton di sogni ne aveva eccome da realizzare. Di lui restano le immagini di gare irripetibili, la tomba numero 11 al cimitero di Morumby, la statua al circuito di Imola e qualche cimelio qua e là.

Proprio ad Imola, a distanza di 23 anni, si è deciso di omaggiare ancora una volta Ayrton Senna, esponendo quest’oggi il suo leggendario kart con il numero 17, che lanciò il brasiliano nel mondo dell’automobilismo oltre ad una mostra sulla sua vita. Intanto però la sua figura continua a mancare nel paddock, nonostante i tanti anni ormai trascorsi, in fondo, come direbbe Cremonini: “Da quando Senna non corre più, non è più domenica”.

Antonio Russo