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Michael Schumacher (©Getty Images)

Adrian Newey, progettista geniale e sregolato, approdato in F1 verso la fine degli anni ’80, ha ammesso di avere alcuni rimpianti. Licenziato dalla Leyton House nel 1990 dato che le sue vetture al limite non avevano regalato al team i risultati sperati, l’inglese era passato alla Williams. Capace di vincere il titolo con Nigel Mansell nel 1992 e con Alain Prost nel 1993, il suo nome è stato a lungo legato alla tragedia di Ayrton Senna del 1994, salvo poi riprendere credibilità dal 2010 al 2013 con i quattro mondiali targati Sebastian Vettel. Nel 2016 perlopiù attivo nel campo della vela, nella fattispecie dell’America’s Cup e nel mondo delle Supercar  con Aston Martin, quest’anno è tornato a fare capolino nel paddock seppur con meno assiduità di prima.

“Avrei voluto collaborare con Fernando Alonso“, ha rivelato a Sky Sports Uk. “In due occasioni siamo arrivati vicini alla firma, ma non se n’è mai fatto nulla. Lo reputo un pilota estremamente competitivo e lo si vede ogni volta scende in pista. Sarà di certo frustrante per lui aver conquistato appena due centri. Chi l’avrebbe pensato alla fine del 2007 che nei successivi 10 anni non avrebbe più vinto niente? Ad ogni modo è sempre là a lottare e al top della forma”.

Magari Schumi…

Newey ha in seguito espresso un altro apprezzamento, quello per Michael Schumacher, finora in driver più vincente della storia del Circus, pur tuttavia mettendone in luce i tratti negativi che lo hanno reso “l’antipatico” della situazione. “Sarebbe stato affascinante averlo in squadra. Era un grande combattente e per me ha rappresentato sempre il nemico da battere sia quando correva per la Benetton, sia quando è andato alla Ferrari. E’ un vero peccato che un paio di episodi ne abbiano minato la reputazione. E’ probabile che sia stato il suo istinto competitivo a spingerlo un po’ troppo in là”, ha concluso il 58enne.

Chiara Rainis