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Paul Denning
Paul Denning (©Getty Images)

Il campionato mondiale Superbike dal 2012 è sotto la gestione della Dorna, società spagnola che già aveva in mano il Motomondiale. Impossibile fare un prodotto alla pari della MotoGP, per tante ragioni e soprattutto perché di base quello della SBK è un mondo a parte che come tale deve differenziarsi.

E’ un campionato di moto derivate di serie, dove ci sono altre tradizioni e un contesto di piloti-team diverso. Negli anni Novanta e inizio Duemila ha avuto grande successo. Abbiamo visto campioni come Carl Fogarty, Troy Bayliss, Colin Edwards e Troy Corser vincere titoli. Ma pure altri bravissimi piloti come John Kocinski, Neil Hodgson, James Toseland e altri che magari non hanno vinto titoli (ad esempio Noriyuki Haga). E non possiamo dimenticare poi i due mondiali di Max Biaggi con Aprilia (2010 e 2012). Ma la sensazione è che il fascino della Superbike di un tempo si sia un po’ smarrito.

Dorna non sta rilanciando a dovere la SBK

Togliere la vecchia Superpole è stato un oltraggio alla storia della SBK. E pure fare Gara1 al sabato e Gara2 il giorno seguente, invece che entrambe alla domenica, ha snaturato un po’ la categoria. Una volta i piloti della Superbike erano degli ‘eroi’ per il fatto di correre due corse nella stessa giornata. Mettiamoci poi anche l’idea di invertire le prime tre file ddella griglia di partenza della seconda manche rispetto all’ordine di arrivo della prima. Con i primi tre che si trovano a partire settimo, ottavo e nono in Gara2.

E mettiamoci anche l’ultimo cambiamento regolamentare per il 2018. In pratica se sei troppo forte vieni penalizzato con tagli dei giri dei motori. Dunque per Jonathan Rea e Kawasaki, che in questi anni hanno dominato e vinto meritatamente, è stato messo un ostacolo che possa consentire alla concorrenza di essere più competitiva. Dorna ha cercato di favorire lo spettacolo, ma a un prezzo che va contro i principi sportivi. Avremo magari più competizione, però tramite una modalità che penalizza chi è troppo forte.

La società spagnola con le sue decisioni rischia di non riuscire a rilanciare un prodotto con tanto potenziale. Andrebbero fatte scelte diverse, ripristinando alcune cose del passato e migliorandone altre. Servirebbe supportare meglio i team privati e spingere certe case a puntare maggiormente sulla SBK. Il campionato delle derivate di serie non può essere la MotoGP, ha un pubblico diverso e una storia differente. Si possono prendere degli spunti, però con saggezza.

Paul Denning (Yamaha) su Dorna e Superbike

Paul Denning, team principal Yamaha, ha parlato a Speedweek del lavoro di Dorna con la Superbike: “Il problema non è solo che la SBK oggi venga gestita dalla stessa società che gestisce la MotoGP. Ma questa società ha odiato ardentemente per oltre 20 anni la SBK. Amare qualcosa che hai odiato per 20 anni è difficile. Questa è la realtà. All’interno di Dorna servirebbero dei cambiamenti”.

Il manager inglese ha proseguito la sua analisi parlando di alcuni miglioramenti e della filosofia di Dorna: “La partenza di Javier Alonso potrebbe dare a Daniel Carrera e Gregorio Lavilla l’opportunità di possedere maggiore influenza. Poi bisogna vedere che la MotoGP ha un grande successo e il focus è su di essa. L’obiettivo è guadagnare denaro”.

Denning parla di altri progressi avvenuti nel corso dell’ultima stagione del campionato mondiale Superbike: “Nel 2017 ci sono stati molti più aspetti positivi che nei cinque anni precedenti. La griglia di partenza è più numerosa ed è salito il livello dei piloti. Red Bull supporta la Honda e le modifiche al regolamento forniranno maggiore interesse. Fattore decisivo per lo spettacolo è la qualità di piloti e team”.

A proposito di Red Bull, che dal 2017 ha una partnership col team Honda gestito da Ronald Ten Kate, il team principal Yamaha afferma: “Positivo che Red Bull sua coinvolta nel campionato. Sarei curioso di sapere cosa l’abbia spinta a partecipare. Se è interessata solo a essere presente oppure se vuole una cooperazione più stretta con Honda. Ma comunque è importante che ci sia”.

 

Matteo Bellan

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