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Getty Images

Quando la Formula 1 ha debuttato a Silverstone ai primi di luglio, i piloti avevano già notato che il nuovo asfalto presentava dei dossi pericolosi, soprattutto per le due ruote. Sia Carlos Sainz che Lewis Hamilton aveva fatto risuonare un campanello d’allarme che a quanto pare in molti hanno fatto finta di non sentire. Sull’asciutto il circuito inglese non presenta problemi insormontabili, ma sul bagnato le problematiche diventano irrisolvibili, in particolar modo tra la curva 7 e la curva 8, dove è bastata una modesta pioggia per accumulare centimetri di acqua.

Ma le responsabilità sono davvero soltanto dei proprietari del tracciato e dell’azienda che ha messo a punto i lavori di restyling? Qualche giorno prima del Gran Premio la FIM ha concesso l’omologazione, ma a quanto pare nessuno avrebbe notato che in caso di pioggia l’acqua non riesce a drenare. Il fatto che la FIM non abbia risposto in anticipo nonostante i numerosi suggerimenti solleva interrogativi sul processo di omologazione delle piste. Dal suo profilo Twitter Chaz Davies ha lanciato un attacco ben preciso alla Federazione: “L’ispezione pista della FIM durante e dopo un restauro completo o parziale non è abbastanza buono, bisogna essere molto più coinvolti, si conosce la mia opinione, ma finora non si vede alcun cambiamento …”.

Chaz Davies contro le modalità FIM

Dalla FIM c’è una normativa standard con regole che devono soddisfare una serie di richieste. E come funziona in pratica l’ispezione di un percorso? “Controlliamo la pista sull’asciutto e ipotizziamo che sia corretto con il corretto drenaggio sotto la pioggia”, spiega Franco Uncini, responsabile della Commissione Sicurezza del Motomondiale. “Confidiamo negli operatori di pista e l’azienda che pone l’asfalto, chiediamo che non ci siano urti, che sia garantita una buona presa e che i collegamenti tra asfalto e cordoli siano in ordine”. Mike Webb ha aggiunto: “Basandoci sulla nostra esperienza con i test sulla pioggia in Qatar sappiamo che è estremamente difficile irrigare un tratto per ottenere dati utilizzabili”.

In primo luogo, gli operatori di pista sono responsabili di assicurare che la pista sia in ordine. Ma Davies pensa che la FIM dovrebbe prendersene molto più cura: “Ad esempio, se arriviamo a una pista dove è stato riparato l’asfalto, è come essere sul ghiaccio perché il lavoro è stato fatto dieci giorni prima”. Davies spera che l’annullamento della gara possa scuotere i responsabili per dare un’occhiata più da vicino in futuro: “Dovresti farlo in modo più scientifico”, scrive il pilota della Superbike su Twitter. “Puoi imparare dai dati e sarebbe stato facile evitare quello che è successo domenica, non penso che dovresti biasimare Franco, più che altro gli standard del lavoro con la FIM non sono abbastanza buoni. Non usano i dati che hanno”.