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Valentino Rossi e Johann Zarco (©Getty Images)

Aria di crisi nel box Movistar Yamaha, la luce fuori dal tunnel resta lontana e da qui alla prossima primavera si dovrà fare i conti con un’inevitabile processo evolutivo. Non solo a livello tecnico, ma anche umano e filosofico.

Soluzioni tecniche

Valencia sarà il capolinea di una stagione drammatica, iniziata sotto la buona stella di Maverick Vinales e conclusasi in un pantano di fango senza origine. In un anno sono stati provati otto telai differenti senza mai trovare la giusta soluzione per risolvere i problemi di grip al posteriore che si accentuano ulteriormente sul bagnato. Fino al 2016 la YZR-M1 era una moto impeccabile con la pioggia, la Yamaha 2016 di Johann Zarco docet. Impossibile immaginare ad un buco nero nelle capacità dei tecnici Yamaha. Vinales e Rossi hanno tirato l’acqua al proprio mulino in direzioni opposte e il risultato è una moto che non piace a nessuno dei due.

L’attenzione è puntata sul posteriore della M1. Finora si conoscono alcuni dettagli del malessere, ma non la cura, che dovrà arrivare dal Giappone entro i primi test invernali 2018. “Maverick e io abbiamo uno stile di guida più aggressivo – ha sottolineato Valentino Rossi -. Anche Dovi a volte può usare il pneumatico posteriore morbido. Anche se ha uno stile di guida simile al mio, ma sembra che la sua moto stressa di meno il pneumatico posteriore. Anche in Honda hanno fatto progressi rispetto al 2016 e rispetto a Yamaha. Honda era in difficoltà l’anno scorso. Quest’anno sono molto più forti”.

Terza moto ufficiale

Il prossimo inverno dovrà servire a cambiare programmazione, alias filosofia di gioco. Honda e Ducati schierano tre moto ufficiali in pista, Yamaha schiera il 2+2, con due ufficiali e due satelliti. Ma i risultati di Zarco impongo di cambiare schema di lavoro. Se l’obiettivo è schierare quattro moto competitive non si può pensare di affidare la moto 2017 al team Tech3. Al pilota francese serve una M1 2018 al pari di Rossi e Vinales se vuole riprendersi la testa del Mondiale. Valentino ha lanciato un messaggio ironicamente cinico: “Meglio per lui se si tiene la sua moto”.

Il francese resta in balia dell’azienda e si comporta da ‘bravo ragazzo’: “Yamaha sa cosa è giusto”. Del resto ha causato un bel terremoto nella fabbrica di Iwata con i suoi risultati spesso sorprendenti, superiori al team ufficiale. Merito non solo della vecchia moto, ma del suo stile di guida. “Zarco, a differenza di me e di Maverick, può spesso usare il pneumatico posteriore morbido in gara perché è più piccolo e più leggero – ha spiegato Valentino Rossi – e ha uno stile di guida differente”.

Futuro di Rossi

Entro la prossima primavera Yamaha si ritroverà dinanzi alla scelte di vita di Valentino Rossi. Il contratto in scadenza gli impone di prendere una decisione: dire addio alle corse o proseguire fino al 2020. Inseguire il decimo titolo mondiale è un bel sogno che rischia di diventare utopia, vista la concorrenza spietata dei giovani arrembanti e la presenza di un fuoriclasse del calibro di Marc Marquez. “Dopo alcune gare nel 2018 deciderò se continuare”, ha ribadito il Dottore a Sepang. In caso di addio potrebbe battere la strada di un nuovo team MotoGP con Yamaha, Dorna è pronta a stendergli un tappeto rosso pur di non perderlo. Ma l’impressione è che proseguirà da pilota per almeno un’altra stagione.

Luigi Ciamburro