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MotoGP – Rossi e Marquez (Getty Images)

L’anno di MotoGP che si è appena concluso sarà ricordato come uno dei più equilibrati della storia. La stagione però è stata contraddistinta da una serie infinita di cadute e proprio il campione del mondo Marc Marquez ha stabilito il proprio record personale di scivoloni finendo in terra ben 27 volte.

Secondo i dati forniti dalla Dorna però il record-man in MotoGP di cadute in questa stagione non sarebbe Marquez (su cui le telecamere spesso indugiano), bensì sarebbe Sam Lowes. Il britannico, autore di una stagione non certo esaltante ha fatto segnare ben 31 cadute in questa annata.

La MotoGP non è la più pericolosa

Volendo estendere il discorso anche alle categorie inferiori, anche Jorge Navarro supera Marquez in termini di cadute, ma non l’inarrivabile Lowes. Dall’altro canto, in MotoGP, chi risulta essere il pilota più stabile è Valentino Rossi, che è cascato appena 4 volte (praticamente ha avuto più incidenti in allenamento che non in pista). La Dorna però fa sapere che questo è stato un anno assolutamente record per il Motomondiale con 1126 scivolate in totale tra tutte e tre le classi.

Questa che si è conclusa è in tal senso la peggiore stagione degli ultimi 12 anni e dal 2006 i dati in termini di cadute sono in ascesa. Tra le tre categorie inoltre non sembra essere la MotoGP la più “pericolosa”. In Moto2 si sono registrate 313 cadute, mentre in Moto3 379.

In linea generale c’è una tendenza a cadere di più in gara con 333 scivolate, tra le prove, invece, quella con più cadute sembra essere la FP3 che in MotoGP nel 2017 ha fatto segnare 61 volte piloti in terra. Curioso come i due circuiti italiani risultino agli antipodi nella classifica di cadute. Misano, infatti, è stato quello con più scivolate (140), mentre il Mugello quello con meno (28).

Insomma una cosa è certa, almeno Marc Marquez, visti i risultati degli altri, può togliersi questa etichetta fastidiosa di cascatore, mentre Rossi può fregiarsi ancora una volta di essere uno dei piloti più continui in MotoGP e a 38 anni, la continuità può risultare l’unica strada percorribile verso qualcosa di importante.

Antonio Russo

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