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Ramon Forcada e Maverick Vinales
Ramon Forcada e Maverick Vinales (©Getty Images)

Tra Maverick Vinales e Ramon Forcada si è subito instaurato un rapporto inossidabile. L’ex capotecnico di Jorge Lorenzo si è ritrovato nel box un autentico genio della lampada, un fuoriclasse che, ancora alle prime armi, ha messo tutti in riga. Se la vittoria in Qatar poteva essere un caso quella in Argentina è una conferma.

Se Yamaha ha puntato subito gli occhi su Vinales significa che il talento era ormai noto sin dai primi tempi alla Suzuki. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che brillasse sin dalla prima uscita con la YZR-M1. Neppure lui stesso. Una gran bella sorpresa per la casa di Iwata e il mondo della MotoGP che, dopo l’era d’oro di Marquez, si appresta a eleggere un nuovo principe. Ma prima l’allievo dovrà superare i due gran maestri: Marc e Valentino.

Ramon Forcada non può che tessere le lodi del suo nuovo cavallo di razza. “Me lo aspettavo forte, ma così forte no – ha detto a ‘La Gazzetta dello Sport -. Dopo i test dell’inverno era possibile immaginare che iniziasse subito molto bene. Ma il fatto che lo abbia fatto con così tanta regolarità, e in condizioni così diverse e che soprattutto in ogni momento sia stato in grado di gestire alla perfezione la situazione, questo sì mi ha sorpreso”.

L’ex Lorenzo in apnea con Ducati

Ha sorpreso il mondo delle due ruote intero, ma non solo. Con la sua freddezza, la capacità di non commettere errori, di percepire subito la miglior sensazione con le varie mescole, la gestione delle gomme per tirare al massimo nel finale. Quasi fosse un veterano navigato. Non poteva trovare di meglio la Movistar Yamaha, forse ci ha guadagnato con l’addio di Lorenzo… “Maverick e Jorge sono molto diversi, anche se a vederli da fuori la loro guida sembra molto simile. Ma è soltanto perché guidano la stessa moto – ha detto Ramon Forcada -. In realtà, il feeling dei due è parecchio diverso”.

L’ex pilota Yamaha sta faticando non poco in sella alla Ducati. Più di quanto previsto alla vigilia del Motomondiale. “Tutti sappiamo che la Ducati è una moto con una filosofia completamente diversa dalle giapponesi. Honda, Yamaha e Suzuki hanno le loro caratteristiche, ma fondamentalmente sono simili. La Ducati, e ora la Ktm, invece no… Mi dice che fa fatica, lotta e si impegna – ha concluso l’ingegnere spagnolo -, però anche lui pensava che sarebbe stato più facile”.

 

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