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Gianni Ramello, Denis Sacchetti e Roman Ramos (foto GoEleven.it)

Il team Go Eleven dal 2015 partecipa al campionato mondiale Superbike con moto Kawasaki guidata da Roman Ramos, pilota spagnolo che tra il 2010 e il 2014 ha avuto delle esperienze in Moto2. Negli ultimi due anni la struttura di proprietà di Gianni Ramello è riuscita ad essere il miglior team satellite della casa di Akashi nel WSBK.

Il 2017 è stato un anno di soddisfazioni, dato che Ramos ha conquistato la top 10 per ben dieci volte e si è riscattato dopo un 2016 che lo aveva visto fratturandosi il metacarpo della mano sinistra, infortunio che lo costrinse a saltare il Gran Premio di Imola e quello di Sepang. Solo due ritiri quest’anno e una buona costanza nelle varie gare. Sicuramente il team Go Eleven per la prossima stagione punta a migliorare ulteriormente i propri risultati. Per discutere di questo e non solo, noi di Tuttomotoriweb abbiamo intervistato il patron Gianni Ramello.

Tuttomotoriweb.com intervista Gianni Ramello (Team GoEleven)

Go Eleven ha concluso il campionato WSBK 2017 come primo team privato e primo team satellite Kawasaki. Che stagione è stata per voi?

“E’ stata una annata veramente ottima perché abbiamo centrato il doppio obiettivo di essere primo Team privatissimo, noni in classifica generale e avere portato Ramos ad essere primo pilota privato Kawasaki. Qualche rimpianto c’é anche per noi, non possiamo fare sempre bene in tutte le gare, qualche rottura di troppo e qualche errore nostro nella gestione dei turni sicuramente ci ha privato di risultati ancora più performanti. Tengo a precisare che a livello di affidabilità il Team è al primo posto insieme alla Kawasaki di Rea a dimostrazione del grande lavoro svolto. Abbiamo preso punti in 24 delle 26 manche disputate”.

Roman Ramos si è dimostrato un pilota affidabile e in crescita rispetto alle passate stagioni. Come giudicate il suo rendimento e in generale l’esperienza con lui in questi tre anni?

“Per un Team privato Roman è un pilota che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. E’ molto bravo, lavora sempre con un suo metodo e con la testa prima di tutto, affidabile velocissimo, non si da mai per vinto. Umanamente ormai è diventato parte della famiglia. Sono molto affezionato a lui, se un domani ci lascerà sentirò un grande vuoto nel mio cuore”.

Com’è il rapporto con la casa madre Kawasaki e che obiettivi vi siete posti per il 2018?

“Siamo in Kawasaki dal 2011 e ciò vuol dire che siamo contenti. Certamente ci potrebbe essere di più, tutti vogliamo di più… Soprattutto quando facciamo bene, ma siamo soddisfatti di come vanno le cose. Per il 2018 i programmi sono come sempre ambiziosi ma occorrerà vedere con le regole nuove se gli altri hanno perso competitività nei nostri confronti oppure no. Non mi sbilancio mai sulle previsioni, meglio prendere ciò che arriva e cercare di dare il massimo sempre”.

E’ stato varato un nuovo regolamento, oggetto di molte discussioni. Qual è il suo pensiero su questo cambiamento?

“Ho già avuto modo di dirlo, le regole troppo complicate non sempre funzionano. Sulla carta il gap nei confronti dei Team ufficiali dovrebbe diminuire di molto, ma sarà solo la pista a dirlo. Imporre regole troppo strette permette di andare a cercare il cavillo per poterne uscire e sicuramente le case ufficiali lo faranno. L’intenzione Dorna è ammirevole, ma non sono sicuro produca gli effetti desiderati, sicuramente chi può spendere tanti soldi in sviluppo o tecnologie troverà il modo di essere sempre davanti. Noi privati non abbiamo il potenziale economico necessario per fare questo. Di positivo c’è il livellamento dei giri. Gli ufficiali dovranno perdere da 800 a 2000 giri a seconda della casa. Le pecche che vedo nel regolamento sono la penalizzazione per la casa che, dopo tre gare, ha una serie di punti in più rispetto alle altre case calcolato con un sistema incomprensibile, penalizzazione che viene data alla casa e quindi di conseguenza al team privato, che già fatica. Questo secondo me non è giusto per i privati. Poi i costi sono diventati più alti per via dell’imposizione del price cup sui pezzi racing che la casa madre deve fornire. E’ chiaro che se metto un prezzo massimo tutti cercheranno di applicare quello e saranno scusati in toto. Ora ho calcolato che si spenderà un 25-30% in più rispetto al 2017. Ultima cosa è cercare di capire se possiamo usare le moto 2017 oppure no. Non ci sono chiarimenti ufficiali. Per un Team privato potere usare il materiale che ha già in casa è una manna dal cielo”.

Signor Ramello, lei che interventi farebbe per migliorare la categoria? 

“In primis manca di visibilità, le trasmissioni televisive non sono all’altezza di quelle di Sky, poi manca la battaglia tra i piloti (e qui Dorna potrebbe avere colto nel segno), manca la vecchia Superpole, spettacolare rispetto alla Q1 e alla Q2 e le 2 gare di domenica. Il pilota era l’eroe che riusciva a fare due gare in un giorno, ora non più. Poi manca un personaggio mediatico che attiri la folla. Non so dove si possa trovare questo. Pochi sponsor e pochi soldi per i Team privati che potrebbero essere i primi ad investire in immagine per farsi conoscere, ma oggi il budget serve appena per finire il campionato! Manca la goliardia e il divertimento nel paddock, ora è tutto troppo serio…piloti…Team..insomma ci vuole dello spettacolo, noi di GoEleven ci proviamo, sempre, in ogni occasione, organizziamo party, feste e vedo che funziona, abbiamo molta gente, ci divertiamo tutti insieme.. Ma bisognerebbe fare di più, tutti”.

Da tre anni c’è un un dominio netto di Rea. Come immagina il prossimo campionato?

“Non so esprimermi. Rea è unico, è un fuoriclasse. Non so se cederà facilmente il trono anche con le nuove regole”.

Il team Go Eleven in questi anni ha partecipato anche al campionato mondiale Supersport. Qual è il bilancio del 2017 e quali programmi/obiettivi avete per il 2018 nella categoria?

“La Supersport è una categoria molto difficile dove ci sono 6-7 piloti che fanno la differenza e gli altri pur mettendoci l’anima non riescono ad avvicinarsi. Watanabe era un esordiente nella categoria e si è comportato bene impegnandosi al massimo in ogni gara, sempre in miglioramento. Non avevamo riferimenti circa la sua competitività, ma grazie ai suoi punti il Team è arrivato al nono posto in campionato. Gino Rea è un top rider e l’ha sempre dimostrato, soprattutto in qualifica. Purtroppo alcune circostanze sfortunate a cominciare dalla prima gara quando è stato centrato da una moto ‘volante’, ad altre gare dove lui è stato un po’ sottotono, non gli hanno permesso di dimostrare la propria potenzialità. Sono due ottimi ragazzi , simpatici, educati e socializzano facilmente con il team e voglio ringraziarli per la stagione trascorsa nel team GoEleven. Ora le strade per il 2018 sono un po’ contorte. Come sempre scendiamo in pista per fare bene e non per fare da comparse, allo stesso tempo le nubi che si addensano sul futuro Supersport fanno si che non sappiamo bene quale strada scegliere. Come sempre quando avremo definito sarà fatto tutto con il massimo impegno”.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)

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