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Vittoriano Guareschi (©Getty Images)

Vittoriano Guareschi è uno di quei personaggi puri del Motomondiale, uno che la moto la ama davvero. La sua vita sportiva la si può riassumere con un solo colore, il rosso Ducati, suo team da 2001 al 2014, in cui ha assunto prima il ruolo da collaudatore e poi quello da team manager. Nella sua carriera anche un breve periodo al comando dello SKY Racing Team VR46 prima di mollare tutto nel 2014 e andare a lavorare come meccanico nella concessionaria Guzzi di famiglia.

Naturalmente nella sua lunga esperienza nel Motomondiale, anche Vittoriano Guareschi è stato a stretto contatto con Nicky Hayden, prima da avversario e poi da amico e compagno di box. Come riportato da “Motorsport.com”, l’ex collaudatore Ducati, ha voluto dedicare un’intensa lettera al suo amico.

Guareschi si augura che il figlio abbia gli stessi valori di Hayden

Vittoriano Guareschi comincia così: “Quando una persona, per di più ancora giovane, se ne va per sempre, per attutire il dolore a volte la si ricorda con maggior comprensione e benevolenza di quanto abbia meritato realmente. Per Nicky credo che si corra il rischio di fare l’esatto opposto, perché le parole non descrivono esattamente quella splendida persona che era e che ho avuto la fortuna di conoscere”.

L’ex pilota continua: “Una gran bella persona, un uomo e un pilota con dei valori che non ho trovato facilmente non solo nel mondo delle corse ma anche nella vita di tutti i giorni. Valori che gli facevano mettere le persone davanti agli interessi personali, con un forte radicamento nella famiglia, accompagnato da una fede sincera che lo accompagnava in ogni suo gesto o comportamento”.

Guareschi ha sottolineato soprattutto il suo grande attaccamento alle persone care: “Per lui erano tutti importanti e da rispettare, sia che fosse un pilota o un meccanico, e guai a toccare la sua squadra, lo si poteva definire un vero uomo spogliatoio, serio e professionale sul lavoro, allegro e spensierato quando ci si ritrovava dopo una lunga giornata di pista”.

L’ex uomo Ducati ha raccontato anche di quando hanno condiviso insieme il box a Borgo Panigale: “Ci siamo conosciuti più profondamente quando abbiamo condiviso l’esperienza in Ducati per quattro anni: io team manager, lui in arrivo dal mondo Honda dopo due anni non esaltanti che erano seguiti dal titolo mondiale vinto nel 2006. Ho apprezzato subito il suo carattere, leale e sincero, che ti guardava dritto in faccia se c’erano dei problemi e non ti pugnalava alle spalle come fanno in molti. Mai un’esternazione pubblica fuori dalle righe, un professionista esemplare che sapeva bene di essere una persona fortunata per il fatto di poter svolgere il lavoro che più gli piaceva, correre in moto”.

Vittoriano Guareschi ha anche parlato del trattamento che Hayden aveva ricevuto in Ducati: “Questa sua consapevolezza lo portava ad essere un vero uomo d’azienda. Non l’ho mai visto tirare i remi in barca, scendere dalla moto con l’espressione di chi si è accontentato. Lui dava sempre il 100% in qualunque situazione si trovasse. In Ducati per lui non è stato facile, certe situazioni non so quanti l’avrebbero subite senza sbottare”.

“È capitato che il materiale arrivasse prima a Valentino e poi solo dopo a lui, ma Nicky non ha mai utilizzato questa situazione per trovare delle scuse anche perché Nicky non si è mai preoccupato di chi fosse il suo compagno, per lui quello che contava era riuscire a dare sempre il meglio di sé”.

L’ex pilota di Parma si è anche lasciato andare a qualche ricordo: “Mi sembra di vederlo ancora pedalare sulla bici, quante uscite abbiamo fatto assieme una passione che ci accomunava e che per lui era anche un ottimo modo di allenarsi. Il più delle volte era per ispezionare la pista ma c’erano anche uscite su strada. Mi ricordo che era sempre molto attento e per questo faccio fatica ad accettare che possa essersi distratto su una strada che conosceva bene. Però ora è inutile cercare colpe e responsabili, Nicky non c’è più e se è successo è perché doveva accadere”.

Infine, un pensiero molto dolce: “Era davvero un ragazzo speciale, che sapeva andare in maniera genuina e spontanea oltre l’aspetto puramente professionale. Quando nacque mia figlia mi regalò un completino per lei, con tanto di bavaglino dove c’era scritto “Earl & Son”, un regalo che ti aspetti più dagli amici di una vita. E invece per lui era un gesto normale. Quel completino lo conservo ancora. Penso ai suoi genitori distrutti ma che devono essere orgogliosi di aver cresciuto un ragazzo così: se mio figlio avrà da grande quegli stessi valori che aveva Nicky sarò un padre felice. Fai buon viaggio Nicky”.

Antonio Russo