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Michelin MotoGP (©Getty Images)

Dopo una stagione 2016 di alti e bassi Michelin, il fornitore unico della MotoGP, sembra aver trovato una certa stabilità nella produzione di pneumatici. Dal GP del Mugello non è stato più ritoccato l’anteriore (con carcassa più dura), mentre il posteriore è rimasto pressochè invariato da inizio 2017. Le uniche lievi variazioni sono avvenute a livello di mescole, per adattarle ai diversi tipi di circuito.

Aldilà delle tesi complottiste, che ogni anno si ripetono a mo’ di leggenda metropolitana, non si può negare che i tempi sul giro si siano abbassati su alcuni circuiti, si sia ridotto il numero di cadute (soprattutto pericolose) in gara e il campionato divenuto più intrigante e imprevedibile. “Arriviamo ai circuiti con tutte le gomme e ogni pneumatico ha un numero di serie univoco – spiega Piero Taramasso a ‘Motorbike Magazine’ -. Separiamo le gomme in lotti: gruppo 1, gruppo 2, gruppo 3… in ciascun gruppo ci sono gomme da asciutto e quelle da bagnato, nella stessa quantità. Tutti i set di pneumatici sono dati a IRTA, che ha tutti i documenti per ogni lotto. Mercoledì, alle tre del pomeriggio, un rappresentante di ogni squadra va dove si trova il direttore tecnico ed è come una lotteria, prende la carta del lotto ed è fatta. Questo è il modo di attribuire le gomme. È impossibile per noi cambiare le cose o “cospirare”.

Michelin pro Ducati e anti Yamaha?

A far avanzare le voci di complotti il cambio della carcassa più dura all’anteriore a stagione in corso. Evento che ha fatto cambiare gli equilibri in pista, poichè non tutti i marchi si sono adattati allo stesso modo. Ducati e Andrea Dovizioso hanno subito trovato un feeling perfetto, mentre le Yamaha si sono ritrovate a dover rincorrere gli avversari, rimediando prestazioni irrisorie su alcuni tracciati con scarso grip. Ma secondo Piero Taramasso la causa della crisi Yamaha è da ricercare altrove. “Quando abbiamo testato la nuova carcassa, alla maggior parte dei riders è piaciuta. Non ci sono stati problemi. Il problema che hanno avuto a Jerez e Barcellona è che l’asfalto era vecchio e aveva pochissima aderenza. I due circuiti avranno un nuovo asfalto la prossima stagione e sono sicuro che le prestazioni saranno migliori”.

Ma come è possibile che nei test di Valencia Maverick Vinales abbia guidato più veloce di un secondo rispetto alla gara della domenica? Il boss di Michelin Motorsport ha una sua teoria: “In gara Marquez è uscito per primo e non ha avuto bisogno di spingere e fare un tempo veloce, perché stava giocando per il titolo ed era calmo. Dopo Zarco, che era con il morbido all’anteriore e al posteriore, aveva bisogno di gestire il pneumatico in modo che le prestazioni non cadessero alla fine della gara, quindi il suo ritmo era basso… Per me quello che è successo in gara è che i tempi non erano veloci. Un’altra cosa è che la gara si è disputata dopo la Moto3 e la Moto2, e la pista non ha lo stesso grip. Per me questa è la ragione per spiegarlo – ha concluso Piero Taramasso -, ma non ci sono dati tecnici per spiegare cosa è successo”.

Luigi Ciamburro

 

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