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Michael van der Mark (© getty images)
Michael van der Mark (© getty images)

 

Il rookie della Honda Michael van der Mark sta vivendo una carriera da favola. Olandese, classe 1992, il pilota del Pata Honda Superbike Team ha messo in bacheca negli ultimi tre anni almeno un trofeo a stagione, sempre in sella a una moto della casa alata: nel 2012 l’Europeo Superstock 600, nel 2013 la 8 ore di Suzuka (insieme a Leon Haslam e Takumi Takahashi, primo olandese della storia a vincere la gara) e nel 2014 il Mondiale Supersport, oltre al bis a Suzuka con gli stessi compagni di squadra.

Nel 2015, al debutto tra le derivate, il rider nato a Gouda ha conquistato due terzi posti sul circuito casalingo di Assen, chiudendo al 7° posto finale, e potrebbe rivelarsi un insidioso outsider per la corsa al prossimo titolo mondiale. Se tutto andrà come previsto, poi, questo talentuoso 23enne non tarderà a fare il grande salto alla MotoGP.

 

L’ambizione del podio

E dire che la carriera di Michael van der Mark è cominciata relativamente tardi. Ha disputato la sua prima gara nel 2005, in occasione della Junior Cup olandese 125 cc. E prima di appassionarsi alle moto, il suo sogno era diventare camionista. Poi, “durante una vacanza in Spagna, abbiamo noleggiato una mini-moto e ho corso su una pista da go-kart… Sono andato subito molto veloce e tutti rimasero stupiti… Il divertimento ha reso tutto più facile”, ricorda l’olandese, le cui parole sono riportate da Speedweek.com.

La decisione di intraprendere una carriera professionale è stata decisamente influenzata da Valentino Rossi. “A undici anni, mi sono seduto sulla moto di Valentino Rossi – racconta il pilota Honda con un sorriso – . E’ stato allora che ho detto a mio padre che volevo correre”. “Il mio modello è Valentino Rossi – sottolinea – . Ero affascinato vederlo andare. Mio padre ha plasmato la mia carriera. E’ sempre stato dietro di me. Ora viene ai weekend di gara, per divertirsi. Facciamo tutto il possibile insieme”.

La principale caratteristica che lo accomuna al Dottore è l’ambizione del podio. “Già quando facevo sport a scuola volevo sempre vincere – questo desiderio mi ha sempre accompagnato”, spiega. “A un certo punto ho cominciato naturalmente a coltivare il sogno di diventare campione del mondo”. E quel sogno si è realizzato. L’obiettivo è ora quello di ripetersi e, se possibile, arrivare ancora più in alto. Ma “non appena dovessi smettere di divertirmi, penso che farei meglio a ritirarmi”.

Vi ricorda qualcuno?