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Circuito di Austin
Getty Images

MotoGP, l’asfalto del COTA è pericoloso per i piloti?

Il Motomondiale approda ad Austin, uno dei circuiti più moderni al mondo, altamente all’avanguardia e con tribune in grado di ospitare 120mila spettatori (senza contare la capienza della zona prato). Ma la modernità dell’impianto non ha impedito la sollevazione di qualche critica all’asfalto negli anni precedenti che, stando alle indiscrezioni provenienti dagli States, non ha subito lavori di restyling.

Dal 2016, quattro anni e mezzo dopo l’inaugurazione del COTA, la pavimentazione del tracciato nordamericano ha ricevuto critiche da parte dei piloti della MotoGP. A farsi principale portavoce nel 2018 è stato Valentino Rossi che ha paragonato la pista texana a quella del suo Ranch: “Ci sono tre o quattro dossi che sono molto grandi, alcuni sul sul rettilineo. La moto si muove molto a oltre 300 km/h ed è una situazione critica. Anche il grip non è fantastico, ma sono più preoccupato per i dossi. L’anno scorso abbiamo chiesto di fare dei miglioramenti, hanno fatto qualcosa, ma sfortunatamente non funziona”. A complicare ulteriormente la situazione la presenza di polvere: “Era come essere al Ranch!”.

A fargli eco un altro veterano, adesso ex, della MotoGP, Dani Pedrosa: “La pista quest’anno è incredibilmente irregolare. Ci sono alcuni punti in cui i dossi sono enormi nelle aree di frenata. Sembra una pista di motocross”. Pochi giorni fa Andrea Dovizioso ha preannunciato la criticità: “Il nostro obiettivo ad Austin sarà salire sul podio, in un certo senso varrebbe quasi come una vittoria, però dovremo innanzitutto capire come saranno le condizioni del tracciato: lo scorso anno l’asfalto era molto rovinato e spero che la situazione sia un po’ migliorata”.

Piero Taramasso, manager di Michelin Motorsport, ha annunciato che alcuni lavori sarebbero stati realizzati, ma non si sa di che tipo e portata. “Ci sono stati dei lavori per cercare di sistemare le buche, ma proprio questo crea un’incognita. Vedremo quindi come si comporterà l’asfalto rispetto all’anno scorso”. Notizie provenienti dagli Stati Uniti annunciano che non solo la superficie del circuito non ha subito lavori di manutenzione, ma presenterebbe nuove crepe, oltre alle ondulazioni causate dalle monoposto di F1 nei punti di frenata, dopo aver gareggiato qui lo scorso ottobre, o dell’IndyCar, scesa in pista lo scorso fine settimana dal 22 al 24 marzo, dove si sono intraviste delle buche. Da allora sono trascorsi meno di 20 giorni, un tempo impossibile per poter affrontare lavori di ristrutturazione nelle aree più colpite.

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