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Franco Morbidelli (©Getty Images)

Franco Morbidelli ha vissuto un 2017 da favola. Il titolo mondiale Moto2 e l’ingaggio per la MotoGP. Primo contatto con la classe regina del Motomondiale nei test svolti tra Valencia e Jerez. Giorni andati positivamente e con una crescita continua.

Sicuramente il giovane pilota della VR46 Riders Academy nel 2018 proverà a essere il miglior esordiente nella categoria. A sfidarlo il compagno Thomas Luthi, che è stato il suo rivale per il titolo quest’anno, ma anche Takaaki Nakagami (team LCR di Lucio Cecchinello) e Xavier Simeon (team Avintia). L’italiano parte favorito e molti lo terranno d’occhio per capire il suo potenziale in ottica futura.

Franco Morbidelli e il sogno MotoGP

Franco Morbidelli nell’intervista concessa a Motosprint ha parlato del suo primo approccio con la MotoGP nei test post-campionato svolti in questo 2017. Non è rimasto scioccato dai prototipi della top class: «Potrà sembrare strano ma non è stato uno shock, anzi, il passaggio è stato esattamente come me l’aspettavo: ho trovato una moto più potente, che tende a impennarsi. È necessario capire come sfruttare tutto ciò che si ha a disposizione».

Certamente c’è tanta elettronica in MotoGP, però il pilota deve comunque gestire più potenza e curare molti dettagli sulla moto, andando a capire cosa serva a livello di setup per andare più forte. Un lavoro importante. Morbidelli spiega su cosa si concentrerà: «Penso al bilanciamento della motoe alla ricerca del modo ideale di guidarla, perché l’elettronica è già piuttosto a punto, grazie ai dati forniti dalla HRC. Non l’avrei mai detto ma in questo momento mi devo concentrare sul centro curva, perché è la fase in cui sono lento. Davvero lento.».

Ovviamente la MotoGP richiede anche maggiore sforzo fisico rispetto a una Moto2, viste le differenze a livello di potenza. E a Franco viene domandato quali consigli gli abbia dato il suo mentore Valentino Rossi: «I soliti, quelli di una persona più esperta. Quindi mi ha sostanzialmente detto “Prenditela con calma, step by step e dagli gas” (sorride, ndr)».

Morbidelli è molto felice di aver riportato un titolo mondiale di motociclismo in Italia. L’ultimo a farlo era stato proprio Rossi nel 2009, se parliamo di Motomondiale e non di altre discipline in cui si corre su moto. A tal proposito dice: «Una cosa bellissima per me e per gli italiani, per il movimento tricolore e per una terra così piena di passione per il motociclismo. Il sentimento prevalente è l’orgoglio. È stata una bella responsabilità riportare il titolo qui».

Inevitabile parlare degli obiettivi per il 2018, anno di esordio in MotoGP e nel quale servirà apprendere il più possibile per crescere e affermarsi nella categoria: «Al momento la necessità è quella di imparare, su vari piani: serve conoscere la moto, comunicare con la squadra, capire ciò che serve. Sarà necessario comprendere il nostro potenziale e farlo fruttare al massimo. Dopo tre, forse quattro gare vedremo come saremo messi e che livello avremo raggiunto. A quel punto capiremo se sarà possibile ragionare anche su posizioni e risultati».

Morbidelli punta a vincere il ‘titolo’ di rookie of the year, che nel 2017 è andato al bravissimo Johann Zarco, sbarcato in top class dopo due mondiali Moto2 vinti e dimostratosi all’altezza: «Senza dubbio mi sento in dovere di provarci, visto che quest’anno i miei “compagni” nel salto dalla Moto2 alla MotoGP sono arrivati dietro di me. Voglio confermarmi davanti a loro: è una pressione in più. Non la considero un’ossessione. Posso definire questa volontà un obiettivo».

 

 

Matteo Bellan