CONDIVIDI
Ducati (Getty Images)

I primi test di MotoGP hanno decretato un unico e solo costruttore dominante: la Ducati. Sinora, infatti, la Rossa di Borgo Panigale sembra la moto migliore in pista: è potente, bilanciata e pulita in inserimento curva, praticamente perfetta.  Se ne è accorto anche Jorge Lorenzo, che durante le prove ha piazzato lì il record della pista, giusto per ricordare agli altri che il 2017 è stato un caso e non la regola.

In casa Ducati sembrano aver lavorato su due componenti fondamentali: motore ed elettronica. Il propulsore della GP18 è più potente che mai, come da buon tradizione Ducati. Il motore però è stato finalmente addolcito da un’elettronica sopraffina, che rende la nuova moto docile in curva e non scorbutica come in passato.

Ci vogliono altri test

Da questo punto di vista la Ducati sembra aver fatto lo step decisivo per colmare definitivamente il gap con le altre moto in alcune piste dove la percorrenza in curva è fondamentale. Restano però ancora alcuni punti interrogativi. Per prima cosa c’è il capitolo gomme, un enigma un po’ per tutti, come sempre. Poi c’è la questione gara. Il giro secco c’è, ma bisogna capire come risponderà questa nuova moto sulla lunga distanza.

Insomma una Ducati sinora da Oscar, ma con ancora alcuni nodi fa sciogliere. Il test a Sepang paradossalmente non ha aiutato. La Rossa, infatti, non ha fatto altro che dare una dimostrazione di forza su un tracciato che l’ha sempre vista primeggiare nell’ultimo biennio. Basti pensare che nel 2016 c’erano 3 Ducati nei primi 5 e nel 2017 ce n’erano 3 nei primi 6.

Per capire i veri valori in pista bisognerà quindi attendere circuiti dove la Rossa è sempre andata in difficoltà per capire se effettivamente quest’anno potrà giocarsi il mondiale con i colossi Honda e Yamaha. Una cosa è certa, i progressi tecnologici ci sono stati, certo sarebbe stato più utile provarli su altre piste.

Antonio Russo