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Marc Marquez e Andrea Dovizioso (Getty Images)

Marc Márquez si è schiantato 27 volte nella stagione 2017, Andrea Dovizioso solo sei volte. L’ultima caduta del Dovi risale proprio all’ultimo GP di Valencia, la gara decisiva per l’assegnazione del titolo mondiale.

Le 27 cadute non hanno impedito a Marc di vincere il suo quarto titolo mondiale nella Top Class. Peggio di lui solo Sam Lowes che ha toccato quota 31, chiudendo al 25° posto in classifica finale (peggio di lui solo qualche collaudatore). La caduta è quel confine sottile tra l’azzardo e l’equilibrio che basta poco per raggiungere e può costare molto caro in termini di punteggio. Ma anche in questo El Cabroncito è stato davvero speciale, perchè ha rimediato solo due cadute nei GP (un terzo, in Gran Bretagna, è stato causato dalla rottura del motore).

“Ogni fine settimana, il divario tra il primo e il 15° posto è molto piccolo. Questo rende tutto più difficile. Devi essere molto concentrato in ogni prova – ha spiegato Andrea Dovizioso -. Questo fa la differenza tra test e weekend di gara. Nei test, molti piloti sono veloci, ma in gara sono più o meno sempre gli stessi piloti in testa. Durante i test non si prende così tanto rischio e ci si concentra maggiormente sulle parti da testare. Se gli altri sono più veloci, non ti importa. Alla fine, i dettagli sono fondamentali per i weekend di gara. Nel complesso, non è facile trovare la linea tra spingere e cadere”.

Con il passare dei tempi cambiano anche le moto, i pneumatici, il gap tende a restringersi e trovare il limite diventa difficile, comporta rischi. “La nuova generazione gioca con il limite. A volte questo è un male, perché con troppe cadute perdi la sensazione. Non penso che questo gioco al limite sia il modo migliore per capire cosa devi fare. Ogni pilota è diverso. Marc è caduto molto e ha preso il titolo”.

Del resto il campione della Repsol Honda sta rivoluzionando il modo di guidare una MotoGP. “Marc è uno che ha spostato i limiti dell’ andare in moto”, ha sottolineato Andrea Dovizioso a ‘Il Giornale’. “Prima di lui, chi aveva appena rischiato di cadere non riusciva più a rendere al massimo, era come se gara o prestazione venissero compromesse. Marc ha dimostrato che si può sbagliare senza poi condizionare il rendimento”.

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