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Valentino Rossi (Getty Images)

Il rapporto tra Valentino Rossi e il dottor Claudio Costa è sempre stata avvolta da dubbi e retroscena. Un’amicizia interrotta al Gran Premio del Mugello 2010, una gara che il Dottore non corse per la doppia frattura riportata il sabato prima nell’ultima sessione di prove libere.

Nel corso della puntata ‘Paddock’ del 25 luglio presentata da Franco Bobbiese il dottor Claudio Costa cerca di fare chiarezza sugli eventi che ormai fanno parte della storia del Motomondiale. Tutto nasce dall’acuta domanda di Angelo Castorini, un appassionato di motori con le due ruote nel Dna. Con il suo solito stile poetico il fondatore della Clinica Mobile descrive il campione di Tavullia come un mito epico. “Valentino Rossi è l’espressione magica di tante fanciulle. I fanciulli hanno una genialità, molti non se ne accorgono. Valentino invece se ne è accorto, facendo la cosa che le piaceva di più… guidare la moto. Prima con il motorino, con cui sfidava tutti quelli che incontrava la sera”.

Pian piano nasce il mito di Valentino, uno dei personaggi sportivi più amati al mondo. “Mentre scopriva tutta questa genialità creava piano piano il suo mito. Con questa sua giocosità, questo suo modo di evocare il talento quasi dando un aspetto ludico, si è accorto che piaceva alla sua famiglia, agli amici, ai suoi appassionati, agli appassionati di moto e poi a tutto il mondo. Questo fanciullo geniale, mitico potrà continuarlo ad essere fino a quando vorrà – ha sottolineato il Dottor Costa -. Perchè il fanciullo, il puer è eterno, ce l’abbiamo tutti solo che ce lo dimentichiamo. Valentino non se lo è dimenticato, è rimasto legato a come creare il suo talento. E neppure lui, come confessa lui stesso, non sa come fa a diventare così grande”.

Il Dottor Costa è un poeta in piena quando parla del nove volte iridato. “Da un punto di vista anatomico penso che tutti noi abbiamo due cervelli. La distanza che c’è tra questi due cervelli è la mediocrità,. Tutto quello che si frappone tra due cervelli impedisce di diventare fenomenali quando hanno l’eventualità di avvicinarsi. Quando si avvicinano tutte le persone sentono lo stato di grazia, la felicità, la gioia, diventano bravi e campioni. Poi Valentino fa il miracolo, le metta in scena e diventa fenomeno. Questa condizione fisiologica è talmente inebriante che credo lui farà contratti ancora per molti anni”.

Le vicende del 2010…

Dopo la lunga premessa sull’eroe Valentino, il dottor Claudio Costa riassume gli avvenimenti intercorsi tra lui e Valentino Rossi, a cominciare da quel celebre GP d’Italia 2010.  “Io con Valentino è un po’ che non parlo. L’ho sempre aiutato, ho fatto delle cose magnifiche con lui. Quando lui aveva una spalla malandata e io l’ho preparato per Le Mans, ha fatto pole ed era arrivato secondo a pochi millesimi da Lorenzo. Al Mugello pensavo di giocarmi la carta vincente e vederlo sul podio… Mi ha detto che gli era stato confessato che le mie terapie potevano aggravare la sua situazione e che sarebbe stato costretto ad operarsi a fine stagione. A quel punto gli ho detto che io non ho mai fatto niente per aggravare le situazioni di ogni pilota”.

“Lui sa quante volte sono riuscito a farlo montare sulla moto anche in condizioni difficili, come febbre sopra i 40, o quando dopo l’incidente col padre gli dissero che non avrebbe potuto più correre per un trauma cranico. Invece io lo portai a correre in Indonesia e fece primo. Gli ho detto che se lui pensava una cosa del genere offendeva la Clinica Mobile dove era stato fatto di tutto e di più per curare i piloti. Per cui non volevo che entrasse più nella Clinica. Il giorno dopo quando lui si è rotto la gamba l’ho curato io e gli altri si sono presi il merito”.

Nonostante tutto il Dottor Costa ha chiesto pubblicamente scusa a Rossi nel libro “Magic Marquez“, dedicato ad uno dei suoi più acerrimi avversari. “Nel libro dedicato a Marquez ho chiesto scusa. Perchè da medico avrei dovuto accettare questo suo dubbio, cercare di comprenderlo, fargli capire che non avrei mai fatto nulla di male contro di lui, se non fargli vincere la gara e il campionato del mondo. Quando alla fine dell’anno si è operato lo stesso mi aspettavo che venisse da me. Ma non è successo. Io ho reagito in nome di tutto quello che era stato fatto in Clinica. Questo mi ha fatto perdere di vista quella che era la missione più importante che mi ero prefissato: di aiutare ogni pilota in qualsiasi situazione. Per questo nel libro ‘Magic Marquez’ ho chiesto scusa. Sono io ad aver sbagliato pur avendomi provocato”. Ancora una volta Claudio Costa ha dato una grande lezione di umiltà.

Luigi Ciamburro

 

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