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Casey Stoner (© Getty Images)
Casey Stoner (© Getty Images)

Da alcuni giorni Casey Stoner è ufficialmente passato anima e cuore alla Ducati, dopo aver mollato il ruolo di collaudatore con Honda Racing Corporation. Il campione australiano vestirà i panni di tester per lo sviluppo della Desmosedici, ma non è esclusa una sua partecipazione come wild card nel corso della seconda parte di campionato. A breve ritornerà in pista per i primi test privati con la Rossa di Borgo Panigale.

Il due volte campione del mondo MotoGP ha stupito un po’ tutti con la sua scelta di lasciare la Honda per approdare in Ducati. In molti si aspettavano tutt’al più un ritiro definitivo dal mondo delle corse, ma la scelta di ritornare alla Rossa dimostra che vivere lontani dalle piste della MotoGP è molto difficile. Nel 2015 i troppi dissapori con HRC hanno fatto vacillare il rapporto di collaborazione, come la mancata convocazione per sostituire Dani Pedrosa, oppure l’intoppo alla 8 Ore di Suzuka, costato non solo il ritiro dalla gara ma anche un infortunio non da poco.

“In Honda ero solo un tester occasionale, non ho avuto nessun altro ruolo e, a dire la verità, non hanno mai sfruttato al massimo il mio potenziale”, ha detto Casey Stoner in un’intervista a Motosprint riportata da Autosport. Credo che Marquez e tutto il suo entourage si sentivano minacciati da me, questa è la mia sensazione. Ero alla Honda per fare qualche prova, testare cose nuove che possono poi essere trasferite alle moto dei piloti, quindi ero lì per aiutare Marc”.

Nessun rancore contro la Honda da parte di Casey Stoner che sottolinea i buoni rapporti mantenuti e non deteriorati con Shukei Nakamoto, vice presidente HRC. Del resto nessuno può dimenticare la sua brillante stagione iridata in sella alla RC213V: “Quando sono arrivato, nel 2011, ho vinto il titolo immediatamente con la Honda e non ero stato al top da diversi anni… Mi sentivo pronto per Austin. Nakamoto mi ha detto che gli dispiaceva, ma che stava prendendo una decisione diversa. A questo punto, allora, credo che altre persone devono avergli messo pressione per non farmi correre. Qualcuno non voleva vedermi in gara. Sapevo – ha aggiunto l’australiano – di avere la velocità per essere in grado di sostituire [Pedrosa], almeno in modo adeguato”.