Valentino Rossi sulla Yamaha nei test MotoGP in Qatar 2019 (Foto Yamaha)
Valentino Rossi sulla Yamaha nei test MotoGP in Qatar 2019 (Foto Yamaha)

MotoGP | Yamaha, perché per Valentino Rossi e Vinales arriva la gara della verità

È soltanto il primo appuntamento della stagione di MotoGP 2019, ma per la Yamaha di Valentino Rossi e Maverick Vinales il Gran Premio del Qatar di questo weekend ha già assunto le vesti di una gara della verità. Durante i test pre-campionato, infatti, la M1 è sembrata tornare sui binari di quello sviluppo tecnico da cui aveva gravemente deragliato già dal 2016, quando nel Motomondiale era entrata in vigore la centralina elettronica unica. Ma il dubbio, nella mente dei tifosi e degli addetti ai lavori, è rimasto: si tratta di una rinascita autentica o soltanto dell’ennesimo fuoco di paglia?

Già durante la scorsa annata, infatti, in più occasioni Vinales era andato forte durante le prove, tanto da dichiarare entusiasta di aver trovato le soluzioni alla lunga lista di problemi della sua moto. In corsa, però, la realtà si rivelava ben diversa, e la Yamaha si ritrovava ad inseguire affannata le dirette rivali Honda e Ducati. Il che ci riporta alla nostra domanda: succederà così anche questa volta, oppure la Casa dei Diapason ha sul serio iniziato a recuperare terreno?

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Rivoluzione umana in Yamaha

A ben guardare, stavolta il quadro sembra ben diverso da quello del passato: prima ancora che sul fronte tecnico, soprattutto sotto l’aspetto umano. Durante l’inverno, infatti, lo staff di Iwata è stato profondamente riorganizzato, a partire dal capo progetto: cacciato il vecchio Kouiji Tsuja, che l’agosto scorso in Austria aveva dovuto pronunciare un’umiliante scusa pubblica, al suo posto è stato promosso l’ex responsabile del telaio Takahiro Sumi. Anche nei due box di Vinales e Rossi parte del personale è cambiato, compreso il capotecnico del pilota spagnolo, Esteban Garcia, che ha sostituito Ramon Forcada con cui il rapporto si era ormai logorato da tempo. Inoltre anche la sede europea del team MotoGP, a Gerno di Lesmo, ha assunto maggiori responsabilità, a partire dallo sviluppo dell’elettronica, affidato all’ingegner Michele Gadda, ex mago della Ducati in Superbike. Non ultimo, il fatto che anche la Yamaha abbia seguito l’esempio di Honda e Ducati fondando una squadra test in Europa, affidata al collaudatore Jonas Folger.

Punti forti e deboli della Yamaha M1

Messe in piedi le fondamenta di questa nuova struttura, il marchio giapponese ha quindi potuto iniziare a dedicarsi alla moto, che a sua volta è stata completamente rivoluzionata. Uno dei problemi principali del vecchio modello riguardava il motore: troppo violento ai bassi regimi, quindi poco efficace in termini di freno motore. Il nuovo propulsore 2019, al contrario, sembra aver risolto le difficoltà in ingresso di curva, consentendo anche a Vinales di frenare con lo stile aggressivo che predilige. Anche la gestione delle gomme, un altro annoso punto debole della Yamaha, pare decisamente migliorata: nei test, infatti, le prestazioni più ragguardevoli Maverick le ha ottenute proprio sulla costanza di rendimento (nessuno ha girato così a lungo sul piede dell’1:59-2:00 come lui).

Restano tuttavia delle difficoltà ancora da superare. La principale riguarda l’accelerazione in uscita di curva: l’elettronica non sembra ancora così raffinata da permettere un’erogazione lineare della potenza, e di questo entrambi i piloti si sono lamentati. Valentino Rossi ha poi puntato il dito anche sulla velocità massima in fondo al rettilineo e sulla generale mancanza di aderenza al posteriore. Insomma, illudersi che la Yamaha sia definitivamente uscita dal tunnel sembra tuttora piuttosto prematuro. Credere però che abbia finalmente imboccato la strada giusta sembra realistico. Per la prima volta da almeno due anni a questa parte, Rossi e Vinales iniziano la nuova stagione di MotoGP con un atteggiamento cauto, ma anche positivo. Sarà solo il risultato del Gran Premio inaugurale in Qatar a dirci quanto di questo ottimismo troverà effettivo riscontro nella realtà: se nessuno dei due dovesse salire almeno sul podio, in effetti, si tratterebbe di una mezza sconfitta.

Fabrizio Corgnati

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