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Kenny Roberts
Kenny Roberts (©Getty Images)

Kenny Roberts è una delle leggende del Motomondiale e segue tuttora con attenzione la MotoGP. Più volte viene chiamato a commentare quanto avviene ed è tra coloro che apprezzano Marc Marquez.

Lo spagnolo lo ha già superato come numero titoli. Infatti, l’americano ne ha vinti tre consecutivi su Yamaha nella classe 500 (1978, 1979, 1980) e basta. Non pochi, assolutamente, ma l’attuale fenomeno della Honda è già a quota sei (quattro in MotoGP) a soli 25 anni. Il campione in carica della classe regina più diventare ancora di più una leggenda incrementando il proprio bottino nei prossimi anni. E’ credibile che abbia davanti almeno 7-8 stagioni ad alto livello, poi bisognerà vedere. Non è sempre facile mantenersi competitivi dopo una certa soglia di età.

MotoGP, Kenny Roberts elogia Marc Marquez

Kenny Roberts ha recentemente speso parole molto positive nei confronti di Marc Marquez. Ha infatti affermato quanto segue: «Riesce a fare cose che gli altri non osano nemmeno sognare – riporta Crash.net -. E questo ogni fine settimana. Ha davvero il suo stile personale e inimitabile. Ai miei tempi ero così anche io. E quando lo guardo, mi vedo trenta o trentacinque anni fa. Solo che lui fa tutto meglio! È sempre al limite estremo, è incredibile vederlo a volte».

Il tre volte campione del mondo della classe 500 ritiene che il pilota del team Repsol Honda sia unico. Sicuramente è il pilota più forte della MotoGP in questi anni, non c’è dubbio. Nel 2017, però, c’è stato un avversario che gli ha dato del filo da torcere fino all’ultimo e ha sorpreso per questo. Parliamo di Andrea Dovizioso, autentica rivelazione della scorsa stagione e attuale leader della classifica mondiale MotoGP.

Anche del rider Ducati ha parlato Kenny Roberts nella sua intervista. E pure per il forlivese sono arrivati complimenti meritati per quanto mostrato: «Mi ha sorpreso. Pensavo avesse potenzialità, ma per qualche ragione non si erano materializzate. Sta facendo un lavoro incredibile. Bisogna togliersi il cappello. Ha lavorato su se stesso e su ciò di cui aveva bisogno per stare meglio».

 

Matteo Bellan