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La Honda di Marc Marquez davanti alla Ducati di Andrea Dovizioso nella MotoGP 2019 (Foto Red Bull)
La Honda di Marc Marquez davanti alla Ducati di Andrea Dovizioso nella MotoGP 2019 (Foto Red Bull)

MotoGP | Austin, la tecnica: punti forti e deboli di Honda, Yamaha e Ducati

La supertecnica pista di Austin pone delle sfide anomale alle moto che affrontano il Gran Premio delle Americhe, tanto da poter rimescolare i valori in campo tra le squadre di vertice anche in modo imprevisto. La Honda, dominatrice delle ultime edizioni della gara, resta la favorita d’obbligo, ma stavolta la Yamaha ha una buona chance per stare davanti alla Ducati. Ecco punti deboli e punti di forza delle tre principali scuderie sul circuito statunitense che ospita la gara di questo weekend.

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La Honda al GP di Austin

Il principale punto di forza della Honda nel Gran Premio delle Americhe si chiama Marc Marquez. Il Cabroncito si esalta quando respira odore di Stati Uniti, riesce a interpretare le curve a sinistra (che abbondano su un tracciato che si percorre in senso antiorario) meglio di tutti, ed avendo le vie di fuga in asfalto può permettersi di spingere oltre ogni limite senza rischiare di cadere: la sua specialità. In questo lavoro, però, viene agevolato anche dalle caratteristiche di questa moto, la migliore del lotto nei cambi di direzione, che ad Austin non mancano in particolare nel primo intermedio della pista.

La Yamaha al GP di Austin

Per la Yamaha quello di Austin è un circuito agrodolce. Ci sono diversi allunghi, come il rettilineo del traguardo o quello ancora più lungo che porta alla curva 12, dove la M1 pagherà tutto il suo deficit di almeno 10 km/h in velocità di punta. Ma non mancano anche i curvoni veloci, dove invece la moto di Iwata recupera decisamente terreno: ad esempio la curva 10 o, ancor più, il complesso 16-17-18, tutto da raccordare in un’unica traiettoria. E poi, a fare la differenza, ci penserà l’esperienza di Valentino Rossi: cruciale in particolare sulle piste fuori dall’Europa, dove molti dettagli insoliti rischiano di complicare il lavoro di preparazione, a partire dal diverso asfalto.

La Ducati al GP di Austin

La Ducati è probabilmente la moto più sfavorita in assoluto, almeno tra le big, nel Gran Premio delle Americhe. Non è un caso se il palmares di Andrea Dovizioso da queste parti è decisamente scarno: si limita ad un terzo posto nel 2014 e ad un secondo nel 2015. Anche in questo caso, il motivo è squisitamente tecnico: la Rossa di Borgo Panigale non va fortissimo nelle curve da percorrenza, mentre potrà recuperare solo in uscita dalle staccate più violente, quelle che richiedono una miglior accelerazione dai bassi giri, dove il potente motore bolognese può scatenare tutta la sua potenza. Si tratta di tornanti spacca-ritmo come la curva 1, la 20 e soprattutto la 12: il punto di frenata più importante, dove le moto decelerano da 339 a soli 67 km/h tenendo premuta la leva per ben 6,3 secondi. Per riuscire a sfruttarle appieno, però, servirà che i tecnici ducatisti riescano a garantire una perfetta stabilità in frenata: decisivo risulterà quindi il lavoro di messa a punto che verrà svolto durante le prove libere.

Fabrizio Corgnati

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