Ducati (©Getty Images)
MotoGP| Massimo Rivola: “Non vogliamo fare un dispetto a Ducati”
Il caus belli che avrebbe scatenato tutto il pandemonio contro Borgo Panigale in quel del Qatar, sarebbe stato un no ricevuto dall’Aprilia lo scorso 19 febbraio. In quel frangente la scuderia di Noale si era vista negare la possibilità di applicare alla sua moto una soluzione tecnica del tutto simile a quella adottata dalla Ducati e soprattutto approvata dai commissari.

A raccontare questo retroscena a La Gazzetta dello Sport l’amministratore delegato della Casa veneta Massimo Rivola.

Nell’ultima gara del 2018, a Valencia, la Yamaha aveva utilizzato una specie di cucchiaio attaccato al forcellone che in caso di pioggia divide il flusso dell’acqua ed era stato considerato legale per principi di sicurezza. Un’idea che ci aveva aperto gli occhi, tanto che ad inizio anno avevamo chiesto al delegato tecnico Danny Aldridge se potevamo andare a sviluppare qualcosa in quell’area, dove sappiamo che c’è prestazione. La risposta è stata che poteva essere montata solamente in condizioni di bagnato, di conseguenza, ci siamo fermati“, ha sostenuto il 47enne.

Successivamente alla richiesta di chiarimenti avanzata da Aprilia, un’altra ne è giunta direttamente dal reparto tecnico della FIM secondo cui un simile profilo poteva essere utilizzato anche sull’asciutto purché in dimensioni ridotte per non avere benefici aerodinamici.

Come può si può evincere da un semplice studio di fluidodinamica, tutto ciò che si applica al davanti influenza quello che c’è dietro. In quella zona l’aria è velocissima, metti un triplano e generi carico. Non mi sembra che ci sia molto da discutere. Inoltre se si monta un’ala su un forcellone che di per sé è mobile, si produce un effetto”, ha proseguito nell’analisi.

“La nostra non è stata un’azione contro la Ducati, non vogliamo fare un dispetto a nessuno. Quello che trovo grave è che la mail in cui ci veniva negata una soluzione simile è del 19 febbraio e dopo una settimana eccone un’altra di sicuro studiata a lungo dalla squadra bolognese”, ha quindi precisato il dirigente.

Adesso starà alla Federazione dimostrare che l’appendice non crea un vantaggio. Nel respingere il ricorso non hanno saputo dare una motivazione.  Ecco perché abbiamo deciso di proseguire appellandoci una Corte più preparata a discutere di temi tecnici“, ha chiosato con una frecciatina al trio di commissari federali presente a Losail che ha rimpallato la questione alla FIM.

Chiara Rainis

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