Le Ducati di Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e Jack Miller in MotoGP a Le Mans 2019 (Foto MotoGP)
Le Ducati di Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e Jack Miller in MotoGP a Le Mans 2019 (Foto MotoGP)

MotoGP | In Ducati parte la caccia al responsabile: colpa dei piloti o della moto?

Tra la soddisfazione per il doppio podio (e per la tripletta dal secondo al quarto posto) e la delusione per la sconfitta, in Ducati al termine del Gran Premio di Francia di MotoGP 2019 prevale quest’ultima. La Rossa di Borgo Panigale ha messo in scena a Le Mans una bella prestazione di squadra, eppure il risultato finale non è stato all’altezza delle aspettative, che alla vigilia erano di ben altro segno. Troppo sonora la lezione ricevuta dal vincitore Marc Marquez, troppo netta la superiorità tecnica della Honda. Tanto che, in serata, la scoppola dalle parti del box italiano la si avverte eccome: “C’è un’atmosfera da funerale”, racconta Danilo Petrucci.

Ma il morale a terra non è la cosa più preoccupante che si respira in Ducati. C’è ancora di peggio. L’impressione raccontata da organi di stampa autorevoli come la Gazzetta dello Sport è che la Casa bolognese abbia compiuto un balzo all’indietro nel tempo, tornando al clima del 2016, prima di quel grosso investimento economico fatto per assicurarsi i servigi di Jorge Lorenzo, quando a guidare le Desmosedici erano Andrea Dovizioso e Andrea Iannone. Ecco, oggi come allora, sostengono gli osservatori, in Ducati serpeggia una certa dose di sfiducia nei confronti dei piloti, come se i vertici non credessero troppo in loro, non fossero così convinti delle loro capacità di spremere a fondo la GP19.

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I limiti della Ducati Desmosedici GP19

Una velata accusa che, però, i diretti interessati respingono al mittente: “Io e Dovizioso stiamo dando il massimo, di più non possiamo fare”, ribadisce Petrucci. “Sia a Jerez che qui siamo arrivati uno dietro l’altro: segno che con questa moto non si può andare più forte di così”. Insomma, stando ai due centauri, le ragioni del divario dalla Honda di Marquez vanno piuttosto ricercate sul fronte tecnico: il cronico ritardo in percorrenza di curva, la conseguente maggiore usura della gomma posteriore, l’insufficiente velocità. “Quello che abbiamo non basta, non ho carte per giocare contro Marc”, confessa sinceramente Dovizioso. “Dobbiamo studiare quello che non sta funzionando come vorremmo, analizzare l’accaduto, trovare i margini di miglioramento, cercare di capire come possiamo progredire”.

Insomma, la squadra sembra convinta che la colpa sia da ricercare nei piloti, i piloti puntano il dito verso la moto. Il rischio è che si inneschi un poco costruttivo gioco allo scaricabarile, che invece di impegnare le energie del team verso la crescita le sprechi in accuse reciproche che, a lungo andare, potrebbero finire per inquinare una coesione interna che, ad oggi, è ancora forte e solida. E che la Ducati non deve sprecare.

Fabrizio Corgnati

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