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Andrea Dovizioso sulla Ducati festeggia la vittoria nel Gran Premio del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Ducati)
Andrea Dovizioso sulla Ducati festeggia la vittoria nel Gran Premio del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Ducati)

MotoGP | Ducati, vittoria a rischio: ecco come (e quando) si deciderà il ricorso

L’ormai famigerato ricorso contro la pinna della Ducati ha congelato la vittoria di Andrea Dovizioso. Sarà dunque la corte d’appello della Federazione motociclistica internazionale, a cui per competenza i commissari del Gran Premio del Qatar hanno rimandato la decisione, a decretare se Desmodovi potrà o meno mantenere i venticinque punti che si è conquistato in pista domenica scorsa. La prima variabile sta nei tempi della sentenza, che non si preannunciano brevissimi. Infatti bisognerà dapprima decidere i tre giudici incaricati (tra gli undici legali più il presidente che fanno parte della commissione), poi dar loro la possibilità di istruire il processo e di convocare le parti.

Per regolamento la scadenza ultima è fissata in un mese: il che significa che il verdetto potrebbe anche non arrivare prima del prossimo GP d’Argentina, in programma tra tre settimane. Un’eventualità che esporrebbe la Ducati ad una notevole incertezza: si dovrebbe presentare al via a Termas de Rio Hondo non solo senza conoscere esattamente la sua posizione in classifica generale, ma anche senza sapere se la soluzione tecnica incriminata potrà essere utilizzata di nuovo oppure no. Calendario a parte, però, il vero interrogativo sta proprio nel merito della decisione della corte. Come si esprimeranno, insomma, i magistrati federali d’appello? Gli scenari possibili sono sostanzialmente tre.

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Come si esprimerà la corte d’appello sulla Ducati

Il primo è che il tribunale dia ragione alla Ducati. È lo scenario sul quale, naturalmente, fanno affidamento a Borgo Panigale, non solo perché sicuri della loro buona fede, ma anche perché sostengono di aver seguito alla lettera tutte le procedure burocratiche. L’appendice attaccata al forcellone era stata infatti già autorizzata durante i test dal direttore tecnico della Federazione, Danny Aldridge, e poi nuovamente oggetto di una circolare rivolta anche a tutti gli altri team e datata 2 marzo scorso. In quell’occasione, Aldridge aveva chiarito che lo spoiler è in regola se serve a raffreddare le gomme, a proteggerle dai detriti o a deviare l’acqua in caso di bagnato, ma non deve generare carico aerodinamico. Il direttore generale ducatista Gigi Dall’Igna sostiene che la sua aletta rientri perfettamente in questi paletti e che dunque la Federazione, che le aveva già dato il via libera, ora non possa certamente sconfessare se stessa. Se questo fosse l’esito finale, la Ducati e Andrea Dovizioso manterrebbero ovviamente la loro vittoria, ma le altre scuderie potrebbero copiare a loro volta la stessa soluzione anche sulle loro moto.

La seconda ipotesi è che invee il tribunale dia torto alla Ducati. Se la Rossa è infatti convinta della sua innocenza, altrettanto lo sono le case avversarie della tesi contraria. A sollevare il caso è stata prima di tutto la Aprilia, e non è una coincidenza: a Losail, infatti, ha fatto il suo debutto il nuovo amministratore delegato Massimo Rivola, uno che viene dalla Formula 1 e che dunque è abituato alla burocrazia delle carte bollate, molto di più dei vecchi volponi delle moto che questioni del genere le hanno sempre risolte in silenzio dietro le quinte. Rivola ha spiegato che anche la sua Casa di Noale aveva studiato una soluzione simile, ma la Federazione l’aveva bocciata. Per questo, già la settimana precedente la gara, aveva telefonato a Dall’Igna per anticipargli che, se non avesse tolto l’appendice anche dalla Ducati, il reclamo sarebbe partito in automatico. Evidentemente Aprilia (ma anche Honda, Suzuki e Ktm) sono sicure di poter dimostrare, con progetti, analisi e magari anche prove in galleria del vento, che quel dispositivo dà in effetti un vantaggio proibito sotto l’aspetto aerodinamico. Se così fosse, Dovizioso perderebbe vittoria e punti, e ovviamente l’aletta dovrebbe subito sparire dalla Desmosedici.

C’è poi anche una terza possibilità: che la corte d’appello riconfermi l’ordine d’arrivo del Gran Premio del Qatar, ma imponga comunque alla Ducati di non utilizzare più la pinna incriminata. Prevedere quale di queste tre scuole di pensiero prevarrà alla fine è molto difficile, anche perché precedenti di ricorsi del genere, nel mondo del motociclismo, se ne contano davvero pochissimi. Ma è chiaro che, al di là del giudizio di merito, dietro a questo reclamo si nasconda un secondo fine tutto politico: quello di mettere un limite all’ingegno dimostrato da Gigi Dall’Igna, insieme alla sua capacità di interpretare i regolamenti spingendosi fino all’estremo.

Fabrizio Corgnati

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