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Il team Ducati festeggia la vittoria nel GP del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Ducati)
Il team Ducati festeggia la vittoria nel GP del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Ducati)

MotoGP | Ducati al contrattacco: è guerra. Ma così la MotoGP rischia di morire

La proverbiale prima pietra l’hanno scagliata gli avversari, ma era evidente che la Ducati non sarebbe rimasta molto a lungo ferma a guardare. La Rossa di Borgo Panigale è passata al contrattacco, e lo ha fatto sfruttando le stesse armi utilizzate contro di lei da Aprilia, Ktm, Suzuki, ma soprattutto dalla diretta rivale Honda: un ricorso tecnico. A preannunciarlo, ai microfoni di Sky Sport e della Gazzetta dello Sport, è stato il direttore generale Gigi Dall’Igna in persona: “Il fatto che la Honda abbia messo in discussione le scelte del direttore tecnico ci mette in condizione di pensare noi se fare un eventuale reclamo nei confronti della Honda per le sue ali, che onestamente noi giudichiamo pericolose”.

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Controricorso Ducati alla Honda

Se la Casa di Tokyo ha messo nel mirino la pinna posizionata sotto il forcellone della Ducati, ormai ribattezzata “cucchiaio” (la corte d’appello si pronuncerà al riguardo il prossimo venerdì 22 marzo), dunque, il marchio bolognese risponde puntando il dito sulle ali della Rc213V. Secondo Dall’Igna, infatti, la loro forma sarebbe talmente esile e sporgente da renderle deformabili sotto carico. E, se il suo sospetto venisse confermato, è chiaro che la soluzione Honda violerebbe la regola che proibisce espressamente le appendici mobili: da qui la minaccia di sporgere reclamo già in occasione del prossimo Gran Premio d’Argentina.

È chiaro tuttavia che, anche in quest’ultimo sviluppo della vicenda, la valutazione squisitamente tecnica e di merito soccombe, rispetto allo scontro politico. Ad ammetterlo è lo stesso Dall’Igna, quando riconosce che ciò che lo ha infastidito di più è “il fatto che la Honda abbia messo in discussione le scelte del direttore tecnico” Danny Aldridge, che aveva già omologato ufficialmente il dispositivo della Ducati durante i test pre-campionato. Il dg di Borgo Panigale ricorda giustamente come, nella storia del Motomondiale, problemi del genere si siano sempre risolti in silenzio, senza destabilizzare l’ambiente, ma al contrario cercando un compromesso tra costruttori e Federazione.

La MotoGP rischia la deriva della F1

È proprio per questo che il ricorso (seppur legittimo a norma di regolamento) di domenica scorsa rappresenta un precedente pericoloso per il mondo delle due ruote. Non è una coincidenza che questo caso sia nato proprio in corrispondenza con l’approdo nel paddock della MotoGP del nuovo amministratore delegato della Aprilia, Massimo Rivola, uomo di grande esperienza in Ferrari e in Formula 1, dove la cultura del cavillo e delle carte bollate è diffusa ormai da decenni. La Ducati ha ritenuto suo diritto quello di non lasciarsi sparare addosso senza difendersi, ma se questi primi colpi rappresentassero solo l’inizio di una guerra aperta, le conseguenze potrebbero essere gravissime e potenzialmente irreparabili.

Da un’escalation incontrollata di proteste, infatti, avrebbero tutti da perdere: tanto i concorrenti della MotoGP, che assisterebbero ad un declino della genuina e spontanea bellezza che ha sempre fatto parte di questo sport, quanto gli spettatori a casa, che finirebbero per discutere più di leggi e di squalifiche che di lotte ruota contro ruota in pista. Per questo facciamo un sincero invito alle parti in causa: fate tutti un passo indietro. Tornate a scontrarvi durante le gare e, se necessario, a lavorare al tavolo da disegno per studiare soluzioni tecniche che superino quelle degli avversari, invece di cercare di farle proibire. Fatelo sul serio, per il bene di tutti. Prima che sia troppo tardi.

Fabrizio Corgnati

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