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E’ il grande giorno di Marc Marquez, esacampione nel Motomondiale, nella sua città natale di Cervera. Un autentico bagno di folla ha accolto il neo campione della classe regina, che ha ricevuto il saluto istituzionale del sindaco Ramon Royes e dal direttore del Consiglio catalano dello sport Toni Reig.

Presente tutta la famiglia di Marc, eccezion fatta per il fratello Alex impegnato in un test a Jerez. E’ stata una cerimonia solenne, con il pilota che ha firmato per la sesta volta nel Libro d’Onore della Città: “Sono orgoglioso di essere di Cervera. Sebbene sembri normale, dobbiamo celebrare tutti questi titoli come se fossero il primo”, ha scritto il campione. Il primo cittadino ha commentato: “E’ la sesta volta che sei qui, è molto facile da dire, ma è qualcosa di straordinario, un orgoglio per tutti noi di Cervera… che ti ama alla follia”.

Marc Márquez ha ricevuto un dono del Concistoro, la statuetta del ‘Big Six’. “Spero di continuare a venire per molti anni. Quando arrivo a Cervera e vedo le strade decorate con il mio nome è come se avessi vinto un altro titolo”. Dopo aver firmato autografi in Plaza Mayor si è recato all’Università di Cervera per una conferenza stampa, trasmessa all’esterno da un maxischermo. “Nessuno si stanca di vincere. I momenti di felicità sono sempre ben accetti “, ha commentato il pilota Honda.

Il caldo abbraccio dei tifosi ha emozionato Marc, già accolto da eroe sul circuito di Valencia. “E’ valso la pena aspettare fino all’ultima gara”. Del resto non è stato facile vincere questo sesto titolo, un po’ per l’inizio di stagione in salita, un po’ per la bravura di Andrea Dovizioso di mettergli il fiato sul collo. “Io e il mio team abbiamo provato a cambiare il concetto del motore. Sapevamo che avremmo sofferto nella prima parte dell’anno, è stato così, ma poi abbiamo migliorato e risolto i problemi”. E sul Dovi… “La rivalità con lui è stata molto bela. Anche se non vi era alcuna pietà in pista, il rispetto è stato mantenuto. Abbiamo sempre avuto la pressione e sapevamo che se uno falliva l’altro vinceva”.

Luigi Ciamburro