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Valentino Rossi (Getty Images)

MotoGP | L’ombra di Valentino Rossi, quanto è difficile reggere il mito di sé stesso?

Valentino Rossi è considerato il mito assoluto del motociclismo, eppure le sue prestazioni continuano a dividere molti addetti ai lavori. Naturalmente, oggettivamente, sono lontani i tempi in cui il Dottore prendeva il largo in gara e vinceva indisturbato ogni Gran Premio conquistando titoli mondiali a raffica.

Negli ultimi anni, infatti, complice anche una Yamaha poco performante il rider di Tavullia ha raccolto ben pochi successi e una manciata di podi. Tutto ciò ha portato a far si che anche una gara come quella di domenica scorsa diventi a questo punto una sorta di evento per il Dottore.

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Due generazioni che si incrociano

Valentino Rossi però continua in un certo senso ad essere schiavo di sé stesso e del proprio mito. Succede così che qualcuno gli fa subito notare che domenica è arrivato “solo” 2° e soprattutto a più di 10 secondi da Marc Marquez, l’astro nascente del motociclismo mondiale.

Naturalmente per dare una visione più lucida di quanto fatto dal 46 in Argentina bisogna contestualizzare il tutto. Valentino Rossi, infatti, è arrivato “solo”, ma nuovamente primo dalle Yamaha. Un risultato da non sottovalutare che rimarca il fatto che è ancora lui il pilota che riesce a portare maggiormente al limite la M1 (questo dovrebbe far preoccupare qualcuno dalle parti di Iwata).

Altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione è l’età del pilota di Tavullia. Valentino Rossi ha 40 anni, è il pilota più anziano in griglia e quello che gli stiamo vedendo fare raramente è stato fatto da un altro rider nella storia di questo sport. Certo, purtroppo, non abbiamo la controprova che questo Marquez sarebbe stato battuto da un Rossi 25enne, ma allo stesso tempo ad oggi non sappiamo se lo spagnolo riuscirà a tenere questo livello sino ai 40 anni.

La verità è un’altra. La voglia di correre di Valentino Rossi ci ha concesso il privilegio di vedere intersecarsi tra loro due stelle del motociclismo mondiale che probabilmente non si sarebbero dovute incrociare. Un po’ come se Doohan avesse deciso di continuare ancora a correre quando il Dottore arrivò in 500. Siamo stati fortunati e invece di giudicare, incensare o criticare bisognerebbe essere felici di avere l’opportunità ogni domenica di vedere queste due generazioni di fuoriclasse scontrarsi in pista anche se uno è inseguito dal proprio mito e l’altro corre dietro la leggenda che vuole diventare.

Antonio Russo

 

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