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Andrea Dovizioso (Getty Images)

MotoGP | L’Italia ai piedi di Andrea Dovizioso, è lui il portacolori da mondiale

Andrea Dovizioso si appresta a vivere forse la stagione più importante della sua carriera. Dopo un biennio di battaglie con Jorge Lorenzo, infatti, nel box della Ducati la musica è nettamente cambiata. A Borgo Panigale è arrivato Petrucci, pilota abile e veloce, che però non ha ancora nel nome quel prestigio che aveva invece lo spagnolo. L’ex Pramac quindi a meno che di clamorose sorprese si metterà completamente al servizio del proprio compagno di team per crescere insieme.

Non fraintendiamo le cose, Petrucci non farà da lustrascarpe a Dovizioso, ci mancherebbe. Essendo però un ragazzo molto intelligente sa di non poter essere ancora in grado di poter essere a quel tipo di livello lì e vuole imparare e allo stesso tempo stupire i vertici Ducati portando a casa magari nell’arco della stagione la prima vittoria in MotoGP (vedo obiettivo di questo 2019 per Petrux).

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Dovi maturo per il mondiale

Dicevamo di Andrea Dovizioso, pilota maturo come non mai, con una moto che è davvero all’altezza di giocarsi il mondiale. Il pilota non lo scopriamo certo oggi, è l’unico che è stato capace di mettere in crisi un fuoriclasse come Marquez negli ultimi 2 anni.

L’Italia, che da tempo è alla ricerca di un nuovo portacolori in MotoGP (l’ultimo titolo nostrano è di Rossi ed è datato ormai di una decade) si affiderà volente o nolente proprio a lui in questo 2019 per riportare il mondiale a casa.

Proprio in questa stagione l’Italia potrà vantare ben 6 rider in pista, ma il più accreditato tra loro per il titolo sembra essere proprio lui: Andrea Dovizioso. Non che gli altri non abbiano talento, per carità, ma i fatti danno DesmoDovi come il pilota più pronto ad un’impresa di questo tipo.

Valentino Rossi, che in questo ventennio ha fagocitato l’attenzione di tutti i media nostrani, non parte di certo come favorito per lottare quantomeno per il titolo. Per stessa ammissione dei piloti la Yamaha è ancora dietro Ducati e Honda e sperare di correggere 2 anni di errori in pochi mesi, in questa MotoGP dai test centellinati sembra impresa assai ardua. Per non parlare che è indubbio che i 40 anni si fanno sentire anche per una leggenda come lui.

C’è poi Andrea Iannone che guiderà una moto come l’Aprilia che non ha di certo l’ambizione, almeno per questo 2019, di battagliare per il mondiale. Infine abbiamo Bagnaia e Morbidelli, due talenti purissimi che probabilmente si giocheranno più di una volta il titolo nei prossimi 10-15 anni, ma per questa stagione entrambi non hanno di certo velleità da titolo.

Pecco guida una moto in ogni caso cliente ed è un rookie, per lui sarebbe già stellare riuscire a portare a casa qualche podio in questa sua stagione di esordio. Morbidelli, invece, è al suo secondo anno, ma anche lui guida una moto non ufficiale e per di più una moto che non arriva da anni d’oro in un team appena nato. Sarebbe già tanto se riuscisse a replicare i risultati di Zarco.

Insomma dopo anni di gavetta a sputare sangue prima su moto clienti e poi su una Ducati ufficiale che non andava per niente, il caro Andrea finalmente può prendersi quella gloria che merita e che troppe volte gli è stata sottratta da un ambiente, bisogna dirlo, non sempre gentile con lui. Il talento c’è, la moto anche, manca solo l’ultimo scatto per riportare in Italia un titolo che manca da 10 anni.

Antonio Russo

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