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Valentino Rossi
Valentino Rossi (©Getty Images)

Il ‘software’ di Valentino Rossi: pista, stile di guida e mappature

I test invernali e le qualifiche del Gran Premio di Losail non facevano presupporre nulla di buono nel box di Valentino Rossi, ma ancora una volta il nove volte iridato ha saputo regalare un’altra magia salendo sul podio in Qatar. I problemi di elettronica sbandierati a gran vento dalla fine di gennaio sembravano misteriosamente scomparsi, l’usura della gomma posteriore non ha dato troppi grattacapi, l’anteriore ha trovato la giusta trazione, sia Vale che Vinales hanno dettato un ritmo competitivo fino all’ultimo giro. Eppure la sensazione è che il team di Iwata non abbia ancora trovato la soluzione ai problemi, con i due alfieri che stanno seguendo una sviluppo differente della YZR-M1, per disporre di una moto a misura di pilota.

Diversi i dettagli su cui lavorare sia in pista che in fabbrica, consapevoli che non si potrà più ritoccare il motore congelato in Qatar e una sola modifica per la carena. Ogni circuito richiederà apposite modifiche, a cominciare dal bilanciamento della moto e dal setting per trovare il miglior grip possibile, anche in base alle condizioni meteo e alla capacità di adattarsi ad un tipo di mescola. “Sai, il bello e il cattivo è che da una pista all’altra la differenza di bilanciamento tra le moto sarà grande anche quest’anno – ha spiegato Valentino Rossi dopo la prima gara -. Quindi nessuno sa cosa succederà in Argentina”. La scelta degli pneumatici (soft, medium o hard) non dipenderà solo dal pilota e il suo stile di guida, ma soprattutto dalla caratteristiche della moto. La scelte adottate a Losail sono una prova tangibile: “Dani e Marc hanno messo la gomma anteriore dura perché è il miglior pneumatico per la Honda, tutte le Yamaha con la media perché è il miglior pneumatico per la nostra moto”.

Valentino Rossi
Valentino Rossi (©Getty Images)

Rinnovo contratto… e di stile di guida

La prima tappa stagionale sarà ricordata soprattutto per il rinnovo di contratto di Valentino Rossi, arrivato senza troppi preavvisi e come un improvviso squarcio di sole in un cielo grigio colmato da tante voci dubbiose. Il Dottore proseguirà fino all’età di 41 anni per rincorrere il sogno del titolo numero 10. E non è detto che sia l’ultimo contratto con Yamaha. “Credo in me stesso, penso di poter essere competitivo. Sono consapevole che invecchiare causa problemi ala condizione fisica in questo campionato, ma so anche che se mi alleno duramente, molto più di quanto fatto 10 anni fa, posso essere veloce fino alla fine”.

Il segreto della sua longevità sportiva non sta solo nella preparazione atletica, ma negli stimoli che sa trovare dopo oltre un ventennio nel Motomondiale e tanti allenamenti al Ranch con i ragazzi dell’Academy. Un modo per divertirsi, rinnovarsi continuamente, soprattutto nello stile di guida, per tenere testa agli incorreggibili Marc Marquez e Andrea Dovizioso, una spanna avanti in termini di elettronica (e non è poco). “Percepisco molte cose quando salgo in moto e sento che se tutto è a posto posso essere in vantaggio. Vedo anche che sono in grado di adattarmi allo stile di guida, che cambia nel tempo, so come farlo e quando salgo in moto lo faccio, credo dipenda dal talento che si ha”.

Matteo Flamigni
Matteo Flamigni (©Getty Images)

Reparto elettronica

Valentino Rossi ha richiesto un ingegnere elettronico per la Yamaha, capace di portare la M1 ai livelli delle RC213V e Desmosedici ufficiali. Il mercato è in subbuglio e molto silente, al contrario di quello dei piloti. Ma il Dottore non ha mai messo in discussione l’operato del telemetrista Matteo Flamigni, al suo servizio dal 2004, compreso nel biennio Ducati.

“Un punto molto bello tra me e Valentino è che sin dall’inizio spiego tutto sull’elettronica, su come funziona il sistema, su quali parametri possiamo cambiare”, spiega l’ingegnere italiano in un’intervista a MotoGP.com. “Ora è molto facile per lui spiegare ciò che vuole dal software. Di solito Valentino è molto diretto nel dirmi cosa ha bisogno di essere più veloce sulla moto… In ogni sessione di allenamento mi chiede delle cose, vuole migliorare questa curva, vuole migliorare il freno motore, il controllo della trazione”.

Nel corso delle prove libere Matteo Flamigni può anche scoprire dei punti su cui è possibile migliorare e Rossi accetta subito il consiglio del suo fido telemetrista andando a provarlo in pista. Una mappatura sbagliata può rovinare un week-end di gara, una giusta può essere la carta vincente per salire sul podio. “Spesso ci sono diverse opzioni, a volte bisogna indovinare”, ammette l’ingegnere dei dati. Solitamente sono tre le mappature a disposizione e il campione di Tavullia ne cambia solo due se la gomma posteriore non si consuma troppo. “Cambia sempre al momento giusto, se Valentino avverte qualcosa di diverso rispetto ai primi tre o quattro giri, sa che la gomma posteriore cede il passo o le condizioni cambiano, lui è in grado di anticiparlo”. Essere campioni non significa solo spingere al limite o rischiare, ma soprattutto essere al top dell’elettronica e conoscere la moto come un’anima gemella.

Luigi Ciamburro