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Casey Stoner (Getty Images)

Casey Stoner ha lasciato un segno indelebile nel motociclismo per quello che ha fatto e per quello che non ha voluto più fare. L’ormai ex ragazzino terribile arrivò in MotoGP nel lontano 2006 al Team LCR dopo una grande stagione in 250 dove aveva raccolto un ottimo 2° posto nella classifica generale.

Il Canguro Mannaro mise insieme in quell’anno un solo podio, tantissime buone prestazioni, ma anche molte cadute. L’appellativo di “cascatore” però sparì immediatamente l’anno successivo con l’approdo in Ducati. Con la Rossa Casey Stoner vinse il mondiale al primo colpo, il primo ed unico sinora nella storia della Rossa.

Troppi impegni pubblici

Fu un trionfo per tutti. Gli anni successivi furono un continuo susseguirsi di trionfi e tonfi nell’estenuante battaglia psicologica con Rossi finché non si arrivò al passaggio in Honda nel 2011 e alla vittoria di un nuovo titolo. Poi nel 2012 la decisione che non ti aspetti: Casey Stoner decide di dire basta, la morte di Simoncelli lo aveva segnato e la voglia di stare in quel mondo fatto di troppo cinema non c’era più.

Casey Stoner oggi fa il pensionato di lusso e l’uomo immagine Ducati (anche se non ha preso parte alla presentazione della nuova moto). Come riportato da “motorsport-total.com” Ramon Forcada ha parlato così dell’australiano: “Stoner aveva una sensibilità assurda. Potevi ordinare una gomma nuova identica a quella che avevi, ma Casey se ne sarebbe accorto”.

L’uomo Yamaha ha poi proseguito: “Stoner si è divertito tanto sulla moto, ma non ha mai avuto bisogno di una moto perfetta per divertirsi, ma voleva sempre vincere quando correva. Amava i piloti, ma la vita pubblica non era per lui, era molto difficile. Già ai tempi del Team LCR per lui gli obblighi pubblici erano troppi, figuriamoci dopo”.

Antonio Russo

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