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Yamaha (Getty Images)

I più ragazzini forse non lo ricorderanno, ma c’è stato un tempo in cui la Yamaha non era propriamente una gran moto. A cavallo tra il XX e il XXI secolo, infatti, il team di Iwata era relegato a ruolo di comparsa nel Motomondiale. La Honda, infatti, sembrava praticamente imbattibile.

A rendere il percorso della Yamaha ancora più tortuoso poi ci aveva pensato un certo Valentino Rossi, venuto su dalla 250 carico di 2 titoli mondiali (uno in 125 e uno in 250), con la squadra giapponese riuscì a piazzarsi sul tetto del mondo ininterrottamente dal 2001 al 2003 prima di passare proprio alla squadra di Iwata.

La moto che non ha mai visto la luce

In particolare nel 2000 la Yamaha con i suoi due piloti titolari, Checa e Biaggi, come riportato da  “Motorsportmagazine.com”, cominciò a lavorare al progetto di una nuova moto rivoluzionaria per il 2001 che avrebbe dovuto permettere finalmente ai suoi rider di battere la Honda e Valentino Rossi.

In quegli anni la Yamaha aveva un motore a due manovelle controrotanti a differenza di quello Honda che aveva un solo albero motore. Questo procurava diversi problemi ai piloti del team di Iwata soprattutto all’anteriore dove spesso la moto perdeva d’improvviso aderenza scivolando.

In Yamaha allora decisero di provare una soluzione tecnica simile a quella di Honda con un test segreto con entrambi i piloti titolari sul tracciato di Brno. A confermarlo Masahiko Nakajima, che fa parte del team giapponese: “Avevamo perso per troppi anni, quindi dovevamo fare qualcosa, i vertici aziendali facevano pressione. Quel test ci ha insegnato molto”.

Sul perché la moto non ha mai visto la luce di un Gran Premio però lo stesso Nakajima rivela: “C’erano aspetti positivi e aspetti negativi, ma decidemmo che sarebbe stato meglio proseguire con il vecchio progetto con il quale avevamo più esperienza. La moto non migliorava di molto con la nuova soluzione”.

Ora in Yamaha come sappiamo la situazione è ben diversa, anche se nell’ultimo anno le cose non sono andate granché, i problemi di oggi non sono certo quelli di ieri. Piuttosto a far girare la testa ai vertici di Iwata più che la moto sono i piloti.

Antonio Russo

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