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Alessandro Lupino (Facebook)

Il mondo del motocross è sempre bistrattato dai media, nonostante in questo momento storico abbiamo un campione assoluto come Tony Cairoli, che ha vinto ben 9 titoli mondiali. Dietro di lui però c’è un intero movimento in grande espansione negli ultimi anni, che ha portato tanti giovani italiani interessanti in questo sport. Uno di questi è sicuramente Alessandro Lupino, che noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo intervistato per voi.

Com’è nata la tua passione per il motocross?

La mia passione per il motocross non è nata subito, anzi rispetto ai miei colleghi piuttosto tardi, avevo 9 anni. Prima giocavo a calcio e facevo ginnastica artistica (mia mamma insegnava). Dopo, grazie a mio nonno e mio zio, che correva in moto ho avuto la prima moto e me ne sono subito innamorato. Quando ho iniziato seriamente mio papà e mia mamma mi seguivano a tutte le gare.

Tra gli avversari con i quali ti sei scontrato in pista chi ti ha impressionato di più?

Con tutti quelli con cui mi sono scontrato in pista. Ognuno a un modo suo di reagire o guidare in gara. Quello che mi ha impressionato di più è stato Dungey nel 2013 al nazioni. Era dietro di me e sembrava che lo facesse di proposito a non farmi sentire la sua moto, per sorpassarmi senza che io me ne accorgessi.

Tony Cairoli è un mostro sacro del motocross. Tu te la senti di raccoglierne l’eredità?

Secondo me al mondo come lui ce ne sono gran pochi, perciò non credo che potrò mai essere alla sua altezza. So che dopo Tony sono il pilota italiano più veloce. Sto raccogliendo molto negli ultimi anni da lui, spero di avvicinarmi il più presto ai suoi risultati. L’Italia ne ha bisogno.

Che cosa è accaduto al Motocross delle Nazioni? Come mai l’Italia non è riuscita a cogliere un risultato di rilievo?

Quest’anno possiamo dire che non siamo stati fortunati noi, eravamo una squadra forte con Tony in MXGP, Cervellin in MX2 ed io in MXOPEN. Sulla carta eravamo una squadra forte ma Cervellin era infortunato perciò sapevamo che non poteva essere al 100%. Tony non è stato fortunato quel weekend gli sono successe di tutti i colori. Ed io ho fatto una delle migliori gare dell’anno. Conclusa come 4° assoluto in MXOPEN. Ci meritavamo di più, ma ci rifaremo il prossimo anno.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il prossimo anno sarà un altro anno impegnativo con oltre 30 gare da disputare. Inizierò con gli Internazionali d’Italia a febbraio poi il campionato mondiale e il campionato italiano. Abbiamo tutto l’inverno davanti per lavorare e voglio raggiungere i miei obbiettivi, ma per scaramanzia non mi piace rivelarli.

L’Italia tra Cairoli e Fontanesi domina da anni nel motocross, eppure nel nostro paese questo sport non trova la risonanza che merita. Tu cosa ne pensi della cosa? Avresti qualche suggerimento per migliorare la situazione?

È una cosa molto triste per lo sport in generale, quasi imbarazzante. Non saprei che dire sinceramente, ma un suggerimento ce l’avrei: togliete 2 minuti di calcio ogni giorno e pubblicizzate altri sport, renderebbe ogni sport migliore.

Rossi potrebbe presto lasciare la MotoGP, tu gli suggeriresti un’avventura nel motocross?

Sarebbe bello che un domani decidesse di investire su un team di motocross magari. Kimi Raikkonen lo ha fatto già da molti anni.

Quale è stata sinora l’emozione più forte della tua carriera?

L’emozione più forte è stata Maggiora nel 2013. Il primo anno che si correva il mondiale lì dopo oltre 25 anni e riuscire a fare un podio lì è stato indescrivibile. Non ho mai sentito la stanchezza in quella gara, ascoltavo il boato della gente mentre giravo.

Ci fai una previsione? Chi vincerà il titolo MXGP nel 2018?

Mi auguro che alla fine dell’anno ci sia un altra bandiera italiana sul tetto del mondo del motocross. Tony Cairoli.

Antonio Russo

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