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Andrea Dovizioso (photo Twitter)

Andrea Dovizioso lascia momentaneamente il Qatar con il terzo crono nella classifica combinata dei tre giorni di test e con la fama di chi può vincere il titolo mondiale. “Abbiamo confermato la nostra competitività“, ma la gara è ben altra cosa rispetto a una sessione di prove. Tra due settimane si tireranno le prime somme, si cominceranno a fare i bilanci invernali, si conoscerà il livello degli avversari. Ma la sensazione tangibile è che Ducati abbia lavorato bene dal punto di vista tecnico, senza stravolgere la Desmosedici 2017 e apportando alcuni benefici che possono migliorare la percorrenza in curva.

Si riparte con la consapevolezza di essere il vicecampione del mondo, di avere una GP18 superiore alla Yamaha M1 e che può mettere in difficoltà Marc Marquez. “Non solo abbiamo dimostrato che abbiamo ancora la velocità dell’anno scorso, ma anche di più. Ma come mi aspettavo, sabato alcuni piloti sono diventati ancora più veloci sia sul ritmo che nei tempi sul giro. Quindi dobbiamo aspettare e vedere cosa succede nel weekend di gara”.

Andrea Dovizioso ha effettuato diverse comparazioni tra la carenatura aerodinamica e quella standard, ma la sua scelta dovrebbe ricadere di nuovo sulla versione tradizionale. Le ali non sono scartate a priori, ma nel primo Gran Premio la morfologia del circuito non richiederà l’utilizzo. “Avere tutto perfetto su una moto è impossibile. Conosco la mia moto e il mio stile di guida in Qatar. So perché siamo veloci qui e perché nel 2017 non lo eravamo su alcuni tracciati. Ma siamo più forti dell’anno scorso“. Più difficile scegliere tra i due telai a disposizione entrambi validi: uno sarà omologato prima del GP, l’altro verrà preso in considerazione nei test dei prossimi mesi.

Nell’ultima mezz’ora di test i piloti sono scesi in pista con asfalto bagnato per accertarsi delle condizioni di visibilità e grip in caso di pioggia. Il Dovi pronto a concedere il nulla osta ma con riserva, perchè sul rettilineo potrebbero esserci problemi a seconda della quantità di acqua. “Io e Petrucci ci siamo messi d’accordo e siamo entrati insieme per farci un’idea di com’è stare vicino ad un’altra moto. Nel corso del giro non ho avuto grossi problemi, ma quando siamo arrivati sul rettilineo la situazione è diventata un po’ più critica. Credo – ha concluso Andrea Dovizioso – che la differenza la faccia quanta acqua c’è in pista”.

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