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Ranch di Tavullia (photo Facebook)

Il Ranch di Tavullia sta diventando un caso giuridico finito presso le aule del TAR delle Marche. Valentino Rossi contro i vicini di casa verrebbe da dire, anche se il caso è nelle mani dei suoi legali che ne fanno le veci. I fatti risalgono al 2009, quando papà Graziano acquistò una parte della vallata per costruire una pista, contro il parere dei suoi vicini, ma riuscendo ad ottenere i dovuti permessi per cominciare i lavori.

In base alle carte la realizzazione del Ranch avrebbe dovuto sottostare ad alcuni vincoli ambientali e non, come ad esempio l’apertura al pubblico della struttura. E da questo punto di vista l’equipe VR46 pare si stia attrezzando al meglio onde evitare ulteriori grattacapi, in attesa della decisione del TAR che dovrebbe arrivare entro il prossimo gennaio. Tre vicini, infatti, ne chiedono la chiusura, lamentandosi dei rumori e delle polveri che si sollevano nei giorni di allenamento (una o due volte a settimana), oltre a contestare modalità e procedure di realizzazione.

Da qualche settimana sono stati installati 8 pali di illuminazione per consentire gli allenamenti anche nel periodo invernale (una volta a settimana). In cantiere c’è poi un ovale, un piccolo museo, giornate per le scuole, un percorso vita che va dal centro di Tavullia alla pista e una tribuna che consentirà al pubblico di assistere agli allenamenti.

Finora nessuno aveva dato spiegazioni dal Motor Ranch di Tavullia, ma Albi Tebaldi, a.d. della VR46 e della Test Track, proprietaria della pista, parla a ‘La Gazzetta dello Sport’: “L’utilizzo della pista è ammesso dalle 14.30 alle 19. Potremmo usarla ogni giorno, ma considerando gare e manutenzione, giriamo circa 4 giorni al mese. L’iter tecnico per la realizzazione è stato complesso, abbiamo ottemperato a tutte le richieste e superato ogni tipo di accertamento. Prima degli allenamenti verifichiamo le moto e due fonometri fissi rilevano le soglie di rumore. L’Arpam fa verifiche continue e la Federazione torna ogni anno per l’omologazione. Attorno al Ranch sorgono una quindicina di abitazioni, ma solo tre, e neppure dei più vicini, si lamentano con un atteggiamento quasi persecutorio. Siamo fiduciosi che il Tar ci dia ragione, nel caso ricorreremo in appello”.

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