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Marco Simoncelli e Valentino Rossi (Getty Images)

Ieri per tutti gli amanti della MotoGP è stata una giornata davvero particolare. Ieri, infatti, Marco Simoncelli avrebbe compiuto 31 anni. Nel cuore di tutti noi resta il ricordo di un ragazzo genuino, senza peli sulla lingua, un campione vero, di quelli sempre pronti a sporcarsi le mani per poter guadagnare quel decimo in più.

Tra le persone che lo conoscono meglio c’è sicuramente Carlo Pernat, grande scopritore di talenti, che negli anni ha assistito alla crescita di Marco Simoncelli dalla 125 alla MotoGP, passando per il titolo in 250.

Tanto amore per Marco

Intervenuto a “Radio Sportiva”, Carlo Pernat ha così affermato: “La Fondazione ed il team Sic58 sono serviti al padre a capire l’enorme affetto che c’è nei confronti di Marco Simoncelli. Io lo seguivo passo dopo passo, era davvero un ragazzo delizioso e molto simpatico. Lui aveva la capacità di essere normale, una qualità che aveva fatto innamorare tutti”.

Pernat ha poi proseguito: “Marco era un grandissimo campione, sarebbe arrivato sicuramente in vetta. Lui c’era già, ma gli mancava un piccolo passo a causa dell’esperienza. Il mondiale se lo sarebbe giocato, non so se lo avrebbe vinto, ma sarebbe stato lì. L’idea della Fondazione ci venne a casa di Paolo, lui non si rendeva conto di quanto Marco fosse amato”.

Il grande manager ha fatto poi un parallelo con Rossi: “Spesso loro due vengono messi a paragone e ci sta, entrambi simpaticissimi. Valentino però spesso parla con la suocera perché il genero intenda, Marco invece era spontaneo, ti faceva la battuta senza secondi fini”.

Infine ha parlato del terribile giorno della morte: “Quel giorno a Sepang ce lo ricordiamo tutti. Penso sia stato incredibile morire sulla pista più sicura al mondo, con tutte quelle vie di fuga. Se lasciava andare la moto non succedeva nulla, ma un pilota la tiene sempre la moto in mano, sono un’anima sola e lui non l’ha lasciata andare”.

Antonio Russo