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Cal Crutchlow e Andrea Dovizioso (©Getty Images)

Cal Crutchlow ha fatto parte del Ducati team nel 2014 provenendo da tre stagioni in sella alla Yamaha M1 del team Tech3. Una delle sue peggiori stagioni in MotoGP, tanto da spingerlo a chiudere anzitempo il contratto con Borgo Panigale per migrare nel box di Lucio Cecchinello.

All’epoca Ducati era alla ricerca della retta via per tentare di mettersi alla pari con Honda e Yamaha ufficiali. A distanza di pochi anni la Desmosedici lotta alla pari con le RC213V (peccato che ci sia Marc Marquez a fare la differenza…) e le YZR-M1 (nel 2017 persino superiori alle moto di Iwata…). A dimostrazione che la pazienza e il lavoro di Gigi Dall’igna & Co. hanno permesso di raccogliere i primi frutti.

Cal Crutchlow ha continuato a intrattenere buoni rapporti con la squadra italiana, nonostante il brusco e repentino addio. “Penso che siano degli ottimi produttori. Quando ero lì mi hanno trattato molto bene – riporta Motorsport-Total.com -. Sono contento per loro, perché so quanto lavorano duro. Francamente nessun produttore lavora duro come Ducati. Meritano il successo che stanno attualmente celebrando”.

Già nel 2014 il pilota britannico viveva un po’ all’ombra di Andrea Dovizioso, ma nessun rancore verso l’ex collega di box: “Dovi è stato fantastico per tutta la stagione, ma è in una grande squadra e ha una buona moto”. Ma perchè allora Crutchlow decise di andar via? “Iannone aveva già avuto un contratto di lavoro. Anche Dovi ha avuto un contratto di lavoro. Questo è stato il motivo per cui ho lasciato la squadra. Anche se avessi vinto il campionato sarei rimasto fuori. Perché avrei dovuto restare?”.

Nulla a che fare quindi con i risultati scarsi di quella stagione in rosso. “Avevo già un contratto biennale con la Honda e non ho lasciato la squadra perché dubitavo delle capacità, sapevo di cosa erano capaci e che era solo questione di tempo prima che potessero tornare in cima”, ha commentato Cal Crutchlow alcuni anni dopo. E su Luigi Dall’Igna: “E’ fantastico il modo in cui fa le cose in fabbrica e come lavora con la gente, mette molta pressione su di loro, ma funziona, ha reso forte Aprilia, e ora la Ducati. Bisogna lodarlo”.

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