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Jonathan Rea Tom Sykes
Jonathan Rea e Tom Sykes (©Getty Images)

La Kawasaki sta vivendo anni di grandi successi nel campionato mondiale Superbike. Nelle ultime tre stagioni sono arrivati tre titoli piloti con Jonathan Rea e altrettanti titoli costruttori. Ovviamente ai successi del team Provec, struttura spagnola a cui si appoggia la casa di Akashi in WSBK, ha contribuito pure Tom Sykes.

Sono state annate di dominio quasi incontrastato. Ducati, nonostante gli sforzi, non è riuscita a mettere in pericolo il trono della Kawasaki. Le altre concorrenti sono ancora più lontane, anche se nel 2018 in virtù pure del nuovo regolamento puntano a dire la loro. Soprattutto Yamaha, che quest’anno è stata la terza forza del campionato.

Perché Kawasaki non fa la MotoGP?

Nel 2008 Kawasaki ha deciso di abbandonare la MotoGP e di investire tutto sulla Superbike. L’impegno nella classe regina del Motomondiale era troppo oneroso ed è stata presa questa scelta. A Jonathan Rea non dispiacerebbe andare in MotoGP con la casa di Akashi, ma al momento non risulta esista questa intenzione nei vertici dirigenziali.

Biel Roda gestisce col fratello Guim (team manager) il team Provec. Lui è responsabile marketing della squadra che in questi anni con Kawasaki sta dominando in SBK. Il direttore tecnico è il bravissimo Alvar Garriga. Una struttura da 30 persone con sede a Barcellona.

Proprio a Biel Roda è stato in chiesto in un’intervista a Green Box perché Kawasaki non corra in MotoGP. Queste la sua replica: “Per una stagione in MotoGP servono almeno 45 milioni di euro. Ci sono squadre che spendono anche di più, però la cifra è indicativamente questa. C’è una parte di ingegneria i cui costi sono difficili da quantificare. In MotoGP tecnicamente si possono fare molti più cambiamenti e non si parte da una moto di serie come in Superbike. Per esempio a livello di telaio e motore. E possono anche lavorare nelle gallerie del vento”.

C’è dunque una pesante ragione economica dietro la scelta della casa di Akashi di non partecipare alla top class. Troppe le spese per prendervi parte. E in Kawasaki sono comunque contenti. Roda spiega: “Non abbiamo nulla da invidiare alla MotoGP. In Superbike si può restare con una struttura più economica per un progetto della fabbrica, che può vendere migliaia di moto come nel nostro caso con Kawasaki. Questo non succede in MotoGP”.

Il responsabile marketing della squadra Provec parla anche del differente pubblico presente in SBK rispetto alla MotoGP: “Vogliamo arrivare soprattutto a chi vuole comprare una Kawasaki. La MotoGP ha aspetti diversi, come una signora di 60 anni che conosce Valentino Rossi o Marc Marquez. Non succede in Superbike. Nel caso della MotoGP, un’azienda come Movistar investe in modo che il pubblico possa acquistare un programma TV mentre il pubblico di Superbike acquista una Kawasaki. La signora 60enne che conosce Rossi non è un pubblico di riferimento per Kawasaki”.

Ci sono molte differenze tra le due categorie. Tecniche, economiche, mediatiche, di tifo e di altro tipo ancora. Sicuramente sarebbe positivo rivedere un marchio positivo come Kawasaki in MotoGP, però non sembra essere nei piani aziendali il grande ritorno. La casa di Akashi preferisce restare protagonista in SBK per adesso.

 

Matteo Bellan