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Andrea Dovizioso (©Getty Images)

Tutti pazzi di Andrea Dovizioso, peccato con un certo ritardo. Il Dovi non è il pilota sbocciato a 31 anni, sarebbe una definizione che non gli rende onore e che lo farebbe sobbalzare dalla sella. “Chi parla così non mi conosce. È uno dei motivi per cui non ho letto giornali o ascoltato commenti in tv per anni. Non avevo la possibilità di difendermi, ero in una posizione disastrosa, la sostanza non emergeva, erano interessati a gente che otteneva risultati inferiori ai miei ma più personaggio”.

Dopo una strepitosa stagione con la Ducati Andrea è adesso uno dei piloti più attesi del 2018. Non solo per i risultati che riuscirà a fare, ma anche per il suo destino professionale. Il contratto scade alla fine del 2018, ma le trattative con i vertici di Borgo Panigale sono già iniziate e si preannunciano molto difficili. Alla fine del 2016 è stato costretto a vedersi dimezzare l’ingaggio e ad affiancarsi ad un pentacampione del calibro di Jorge Lorenzo, pagato ben 12,5 milioni di dollari. Quasi 10 volte il suo stipendio.

Ha accettato il compromesso economico ma ha saputo dare un gran bello schiaffo morale ai vertici Ducati, conquistando sei vittorie che lo hanno spinto a contendere il titolo iridato a Marc Marquez fino al GP di Valencia. Al contrario, il maiorchino è riuscito a conquistare a stento tre podi, deludendo le aspettative di tecnici, manager e tifosi della Rossa.

“Le vittorie aiutano sempre. Si diventa interessanti. Però i riflettori si spengono velocemente – ha dichiarato Andrea Dovizioso a ‘Il Giornale’ -. Il mio vero exploit non è aver vinto sulla Ducati che, per inciso, è cosa diversa rispetto a qualsiasi altra moto… L’ exploit è esserci riuscito emozionando alla mia maniera: cioè rimanendo me stesso, senza compromessi, tranquillo, riservato, mai showman”.

Un modo di essere che a volte non combacia con il mondo del motociclismo. “Per esempio, il mio rapporto con Ducati: è stato molto complicato perché non scendo a compromessi più di tanto”. E’ stato difficile accettare il compromesso economico dopo l’arrivo di Lorenzo. “Non mi è piaciuto per niente come mi era stata esposta l’ intera questione”. E adesso si ritorna al tavolo delle trattative: “Sarà molto complicato accordarsi. Quel che si decide ora condizionerà subito il 2018… Vediamo”.

Le dichiarazioni su Simoncelli e Rossi

Andrea Dovizioso è sì un pilota umile e semplice, ma quando si trattava di dover definire i rapporti con certi suoi connazionali non si è mai tirato indietro. Nel 2011 non sono mancati momenti di attrito con Marco Simoncelli, anche se la rivalità risaliva dall’epoca dell’infanzia. Il Dovi ha in più occasioni criticato lo stile di guida troppo aggressivo del Sic, ma a distanza di tempo fa dietrofront.

“Io e Marco eravamo rivali da quando avevamo 7 anni. Una rivalità scomoda. Eravamo cane e gatto, lui quello aggressivo che sportellava, io quello buono e tranquillo. Due modi di vivere diversi, lui giocherellone e scanzonato, io serio e preciso. Non abbiamo mai legato. Però c’ è stato sempre rispetto sportivo perché sapevamo entrambi quanto eravamo forti”.

Ma il giorno dei funerali Andrea Dovizioso era lì e qualcosa era già cambiato: “Io che non piangevo mai mi ritrovai in lacrime. Per questo, prima del funerale, decisi di andare a casa sua, da sua mamma, da suo papà Paolo. Già, il papà. Con cui fin lì avevo avuto un rapporto addirittura peggiore che con Marco. Ricordo quel giorno, eravamo uno di fronte all’altro e ci guardavamo e capivamo. Per la prima volta comprendevamo che per anni ci eravamo visti in modo distorto per via della competizione e della rivalità. Per la prima volta eravamo due persone reali. E da lì è nato un bel rapporto. È incredibile come la vita ti spinga a incaponirti su convinzioni sbagliate…”.

Il Dovi non è mai stato troppo dolce anche nei confronti di Valentino Rossi. Non molto tempo fa aveva criticato la vita “blindata” del Dottore, l’impossibilità di avvicinarlo nella vita di tutti i giorni e il suo non voler genuflettersi per incontrarlo. Ma rende a Cesare quel che è di Cesare. “Vale è tante cose. Lo si può amare o odiare ma ha attirato e appassionato milioni di fan. Lui è l’anomalo che ogni tanto viene fuori nello sport. È il Tomba dello sci, è il Bolt dell’ atletica. Ha cambiato e condizionato il nostro mondo e quando hai la forza di condizionare, significa che di quel mondo sei il re”.