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TRIUMPH THRUXTON РParigi, 1975. Quattro scalmanati si infilano a velocità folle tra le auto del traffico cittadino che da Boulevard Saint-Germain si dirige verso Pont de Sully, per imboccare, successivamente, Boulevard Henry IV. Sono gli eroici personaggi del Joe Bar Team.

È questo che evoca la Triumph Thruxton a prima vista. Sì, perché ha tutto il sapore degli anni ‘60 e ‘70, delle corse su strada, del metallo sagomato a colpi di martello. Manca solo il classico trafilaggio d’olio dalla testa, per fortuna. Merito della tecnologia, quella dei computer, con la quale è stata disegnata, che ha lasciato intatta l’emozione delle moto di quegli anni, come ha saputo fare Bar2, il vignettista della celebre serie umoristica francese a fumetti.

Una vera café racer. Retrò, ma solo nello stile. Perché sotto quella finta batteria di carburatori, che la Thruxton ostenta appena nascosta dal serbatoio (16 lt), lavora un sistema d’iniezione elettronica di ultima generazione: il sequenziale Multipoint con SAI alimenta il bicilindrico parallelo DOHC a 8 valvole.

Albero a camme dal profilo inedito e pistoni ad alta compressione racchiusi in 865 cc, ereditati dalla Bonneville, contribuiscono a sviluppare la potenza massima di 69 cv (51 kW) a 7.400 giri/minuto. Né troppa né poca. Giusta, per gustare come si deve il sapore genuino delle moto di una volta. Tranquilli, non è la réclame delle merendine. La Thruxton mostra davvero la spontaneità di una moto d’altri tempi.

Non potevano, quindi, mancare il telaio “vintage”, una semplice ma solida culla in tubi di acciaio, e le ruote, rigorosamente a raggi: 36 elementi all’anteriore e 40 per la posteriore, cerchi a canale stretto (18 x 2.5” ant. e 17 x 3.5” post) e pneumatici 100/90 e 130/80. D’annata anche la scelta tecnica per la sospensione posteriore. Triumph ha optato per due ammortizzatori Kayaba con molle cromate, regolabili solo nel precarico. Kayaba anche la forcella anteriore. Si tratta di un elemento classico con escursione telescopica e steli da 41 mm.

Un disco anteriore flottante da 320 mm di diametro, sul quale lavora una pinza Nissin a doppio pistoncino, e un disco posteriore da 255 mm pensano ad arrestare la robusta inglesina. Il manubrio, basso e molto aperto, permette di tenere a bada una ciclistica solida e rude allo stesso tempo, con i suoi 1.490 mm di interasse e 230 kg in ordine di marcia.

Perfetta? Purtroppo no. Mancano i profumi, la musica. Quelli che le marmitte catalitiche e la velenosa benzina verde ci hanno tolto per sempre, irrimediabilmente.

Ma a tutto c’è rimedio, come si suol dire. Triumph, da qualche anno a questa parte, organizza un trofeo monomarca a lei dedicato. Poco agonismo e tanta passione. Si corre per divertirsi, la classifica passa in secondo piano. Quello che importa è fare rumore.

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