blocchi trafficoL’esperto a TMW: “Blocchi del traffico? Praticamente inutili”

A seguito degli accordi presi da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono stati istituiti i blocchi della circolazione delle auto più inquinanti. Ad essere più colpite le diesel, e non solo quelle più vecchie in assoluto, dato che in alcuni frangenti vengono bloccate anche le Euro 4, auto che in molti casi sono ancora in buona efficienza, sono dotate di filtro antiparticolato e i proprietari non le vorrebbero affatto cambiare. E sovente succede che nemmeno possono permetterselo.

Premesso il fatto che in questa area geografica del bacino della Pianura Padana e in altre aree il problema dell’inquinamento c’è ed è reale, ci sorgono in ogni caso alcuni interrogativi sulla utilità di queste misure restrittive al traffico, nonché sulla efficacia nell’abbassare i valori di inquinanti nell’aria.

Nei giorni scorsi abbiamo affrontato il tema per quanto riguarda Milano, forse una delle città che soffre di più in assoluto, anche se Roma di certo non se la passa molto meglio. Nel primo caso si è optato per un blocco più limitato, ossia i diesel fino agli Euro 3 (e 4 nei casi limite) mentre nella capitale ci sono state le cosiddette “domeniche ecologiche” con blocco anche alle recentissime Euro 6.

Non sfuggirà di certo a chi osserva che le emergenze non accadono in momenti dell’anno casuali e nondimeno seguono anche il variare delle condizioni meteo.

Proprio per questo abbiamo voluto interpellare Sergio Ferraris, giornalista scientifico e ambientale esperto di queste tematiche, direttore del periodico specializzato QualEnergia: gli abbiamo chiesto cosa ne pensa dei blocchi.

Gli accordi congiunti delle maggiori regioni del centro nord riguardano circa il 40% della popolazione italiana. Ma anche altrove si guarda con preoccupazione a questa situazione che potrebbe espandersi in altre aree. Quali potrebbero essere le prossime?

La Pianura Padana di certo per sua conformazione geografica, stretta a nord e a sud dalle montagne, è quella più colpita, ma come abbiamo visto anche a Roma ci sono delle problematiche abbastanza serie che stanno per essere affrontate con un’esclusione totale dei diesel entro il 2024. Le città di mare non sono però scevre da tutto ciò, avendo anche loro delle presenze importanti di polveri sottili PM10. Infatti anche Napoli ha le sue grane e deve intervenire in qualche modo.

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E i blocchi al traffico sono la risposta giusta al problema?

Detto fuori dai denti? I blocchi del traffico sono praticamente inutili se non si elaborano delle strategie condivise e corali di sviluppo del trasporto pubblico, specie per i pendolari. Mancano mezzi pubblici adeguati per lo spostamento giornaliero dei lavoratori e quindi in situazioni di blocco al traffico delle vetture più inquinanti, come i diesel fino all’Euro 3 e l’Euro 4, avremo sempre e comunque problemi di polveri sottili. Anche se per magia, da domani circolassero solo Euro 6.

Ma c’è di più: anche nel caso circolassero solo auto elettriche, con i numeri attuali di mezzi in circolazione rimarrebbe ugualmente un 30-35% di polveri sottili nell’aria dovute al rotolamento delle gomme e all’usura degli impianti frenanti. Un miglioramento, certo, ma non una soluzione vera al problema.

Di fatto sono solo un palliativo…

In una situazione di emergenza come quella attuale, servono, sì, ma non sono risolutivi. C’è anche da tenere presente che i sindaci sono orientati a queste misure essendo in prima persona responsabili della salute pubblica dei loro cittadini. Ma è chiaro che è necessario un intervento pubblico, coordinato, che studi bene i vari contesti e che concerti delle soluzioni di trasporto pubblico efficaci.

I picchi di PM10 sono in inverno: proprio quando sono accesi i riscaldamenti domestici. Una coincidenza?

Direi proprio di no. Purtroppo i riscaldamenti domestici hanno un impatto notevole sui valori di PM10 nelle nostre città. Chiaramente non stiamo dicendo si debbano evitare i blocchi del traffico per spegnere i caloriferi e lasciare le case al freddo, per carità, ma i riscaldamenti domestici rappresentano una fetta importante nel computo complessivo.

Negli ultimi 20 anni è stato molto diffuso il ricorso al riscaldamento autonomo anche in contesti condominiali, con il risultato di diseconomie di scala pazzesche. Le caldaie singole inquinano di più, sono meno facilmente controllabili, la loro manutenzione è più laboriosa e di conseguenza meno curata. Anche nell’ottica di rendere più efficienti questi sistemi, le spese sono più alte. Pensiamo a quanto il cambio da una caldaia a metano ad una condensazione possa fare davvero il salto di qualità in termini di emissioni. La spesa però per il cambio di una grande condominiale divisa per tutte le unità abitative è enormemente più bassa per una famiglia rispetto al cambio di quella autonoma.

Insomma, quando respireremo aria più pulita?

Non a breve se interveniamo solo con i blocchi del traffico. Finché non ci sarà un intervento statale tramite politiche corali sull’implementazione del trasporto pubblico, resteremo nella situazione attuale. E non è nemmeno l’unico ambito di intervento: abbiamo tralasciato ad esempio il trasporto merci su gomma, anche quello molto impattante. Ma di questo ne parliamo un’altra volta…

Daniele Mancin

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