Charles Leclerc sulla Ferrari nel GP di Cina di F1 2019 (Foto Ferrari)
Charles Leclerc sulla Ferrari nel GP di Cina di F1 2019 (Foto Ferrari)

F1 | Ora basta con le scuse: questa Ferrari SF90 ha qualcosa che non va

Guardiamoci in faccia e diciamoci le cose come stanno, con onestà. In tre Gran Premi della stagione 2019, la Mercedes ha portato a casa altrettante doppiette consecutive: e un inizio di stagione così dominante non si vedeva da ventisette anni. In classifica piloti Lewis Hamilton ha 68 punti, sei di vantaggio sul suo compagno di squadra Valtteri Bottas e ben 31 su Sebastian Vettel, che è addirittura quarto in graduatoria. Nei costruttori la Freccia d’argento è a quota 130, quasi doppiata la Rossa con le sue 73 lunghezze. Insomma, è vero che, vuoi per errori e vuoi per colpi di sfortuna, il Cavallino rampante non ha raccolto tutti i risultati che il suo potenziale avrebbe meritato. Ma è vero anche che i dati di fatto parlano chiaro, e le chiacchiere ormai stanno a zero.

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La Ferrari favorisce ancora Vettel

In molti hanno puntato il dito contro la strategia del muretto box, che anche stavolta ha attribuito la priorità al capitano Sebastian Vettel. In quel momento dargli il via libera sembrava una decisione sensata, perché, seppure partito peggio, in quel momento il campione tedesco teneva un passo migliore, ed era stato così (anche se di poco) per tutto il fine settimana. In realtà la scelta si è rivelata controproducente, perché alla fine Vettel non si è rivelato veloce come si pensava e, subendo la pressione di Charles Leclerc alle sue spalle, ha anche commesso qualcuna delle sue solite sbavature di guida. Nonostante il tedesco abbia tagliato il traguardo per terzo e il monegasco per quinto, è ancora una volta il baby fenomeno ad uscire a testa alta da questo confronto: maturo, deciso e freddo, non si è nemmeno lamentato troppo (almeno a microfoni accesi) dell’ordine di scuderia. E meglio così, perché l’ultima cosa di cui questa Ferrari ha bisogno è l’ennesima polemica interna.

I limiti della monoposto rossa

Eppure sarebbe ingiusto e superficiale gettare nuovamente la croce addosso a Vettel. Gli sbagli dei tecnici e del pilota non possono, da soli, giustificare le prestazioni così appannate viste finora. C’è qualcosa che non va in questa macchina, che aveva illuso andando fortissimo nei test pre-campionato, ma che quando si è iniziato a fare sul serio non ha saputo trovare la necessaria costanza di rendimento. Talvolta, come due settimane fa in Bahrein, è andata come un missile. In altre occasioni, come in Australia od oggi in Cina, è stata semplicemente troppo lenta. Colpa di assetti e mappature più conservative, studiate per evitare la riproposizione di guai di affidabilità, certo. Ma anche della natura stessa di questa monoposto, che affianca a punti di forza molto netti (come la potenza del motore) dei punti deboli altrettanto significativi (come l’efficienza aerodinamica). La SF90 guadagna in rettilineo, ma perde troppo in curva: e una pista completa e ricca di pieghe diverse tra loro come quella di Shanghai lo ha evidenziato spietatamente.

Il prossimo appuntamento di Baku, viste le caratteristiche del circuito, sulla carta potrebbe anche consentire un riscatto della Ferrari (ma a questo punto non siamo pronti più a scommettere su nulla). Ma aspettare i tracciati amici per sperare in un contentino non basta, non quando la corsa al titolo mondiale rischia di sfuggire dalle mani fin dall’inizio della stagione. Occorre sviluppare la vettura, in modo efficace e anche in fretta: proprio come ha sempre fatto, nelle scorse stagioni, la rivale Mercedes.

Fabrizio Corgnati

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