Fernando Alonso ai tempi della Ferrari (Foto Ferrari)
Fernando Alonso ai tempi della Ferrari (Foto Ferrari)

F1 | Montezemolo ha ragione: la Ferrari subì il caratteraccio di Alonso

“Perché Alonso non è riuscito a vincere con la Ferrari? Per una questione caratteriale”. Comunque la pensiate su Luca Cordero di Montezemolo, che ricordiate i suoi anni di maggior successo, quelli dell’era Schumacher, oppure il deludente epilogo della sua lunga parentesi da presidente, una cosa è certa: stavolta ha ragione da vendere. Già, perché l’analisi che l’ex numero uno della Rossa, oggi lontano dalle corse, ha rilasciato al podcast ufficiale della Formula 1 è tanto spietata quanto precisa. E, da uno che il campione asturiano lo ha prima voluto fortemente a Maranello e poi conosciuto da vicino, non ci aspettavamo nulla di diverso.

Sia chiaro: a livello di talento puro, Fernando Alonso è stato uno dei migliori piloti della sua generazione, e perfino di tutti i tempi. E questo, naturalmente, lo riconosce lo stesso Montezemolo: “Per me Alonso è, con Hamilton e Vettel, il miglior pilota e in gara è molto vicino a Schumacher”. Veloce anche in qualifica, era però proprio in corsa che il fenomeno spagnolo mostrava il meglio di sé, sfoderando una grinta e una cattiveria agonistica che lo rendevano capace di ottenere immancabilmente il miglior risultato a sua disposizione, di realizzare rimonte esaltanti e sorpassi spettacolari anche quando si trovava al volante di macchine non certo all’altezza delle rivali. Eppure, da sempre, Nando ha dovuto fare i conti anche con un limite piuttosto pesante, che non gli ha consentito di arricchire il suo palmares oltre i due titoli mondiali, come avrebbe indubbiamente meritato, e che in ultima analisi lo ha indirizzato verso una mesta e prematura uscita dalla Formula 1. Il suo caratteraccio, appunto.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

L’Alonso segreto: tra manie di persecuzione e scaricabarile

Alonso, da buon corazon latino, è sempre stato un ragazzo estremamente emotivo, incline agli sbalzi umorali. E soprattutto, per quanto possa sembrare strano dirlo a chi lo ricorda spavaldo e guascone davanti alle telecamere, era profondamente fragile. Gli bastava un niente per perdere la calma, per smarrire le proprie sicurezze e per sentirsi addirittura accerchiato da improbabili complotti. Successe nel 2006, quando nel periodo più caldo del duello iridato con Schumacher accusò addirittura la sua Renault (comandata, non va dimenticato, dal suo manager personale Flavio Briatore) di favorire il compagno di squadra Giancarlo Fisichella. Successe nel 2007, quando litigò a morte con l’allora team principal della McLaren, Ron Dennis, perché si sentì spodestato dall’arrembante e debuttante vicino di box Lewis Hamilton. Successe nel 2013, quando appunto all’epoca della Ferrari, se la prese con i propri meccanici definendoli degli “scemi”. E successe di nuovo nel 2015, quando, tornato alla McLaren, sbottò contro il suo motorista Honda incolpandolo di fornirgli un propulsore degno “della GP2”.

Tutti questi episodi hanno un minimo comun denominatore: ogni volta in cui la situazione si faceva critica, Alonso cercava sempre un capro espiatorio su cui addossare le colpe. Invece di prendersi le proprie responsabilità, e di fare scudo nei confronti dei suoi uomini, le scaricava su qualcun altro, spesso all’interno del suo stesso gruppo di lavoro. Provocando un doppio effetto perverso: da un lato non apprendeva nessuna lezione dai propri errori, e dunque non li sfruttava per migliorarsi; dall’altro alzava alle stelle la tensione, e i conseguenti malumori, in seno alla propria squadra. Quando questo carattere fumantino si è scontrato con un ambiente già di per sé fibrillante come quello della Ferrari, si è consumato il definitivo disastro. Come ricorda oggi lo stesso Montezemolo: “Quando vinceva era contento, quando non vinceva il problema era del team. Ecco, era meno vicino alla scuderia”.

L’ultimo scivolone mediatico

E Alonso? Anche oggi che è ormai un ex pilota di Formula 1, non sembra aver perso il vizio di evitare qualsiasi mea culpa. Letta l’intervista del suo vecchio presidente, l’unica risposta che ha pensato bene di dare è stata una secca smentita corredata di faccine sorridenti: “Non ha mai detto queste cose”. Peccato che Montezemolo non solo le abbia dette, ma abbia anche colto nel segno. A noi osservatori, tutta questa vicenda lascia un rammarico: quello che il due volte iridato abbia di fatto gettato al vento un bagaglio di doti naturali che gli avrebbero potuto permettere di raccogliere molto di più. E una certezza: per essere dei fuoriclasse, non basta spingere il piede destro, bisogna anche tenere acceso il cervello. Sempre.

Fabrizio Corgnati

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Seguici su Google News per restare aggiornato su tutte le notizie dal mondo dei motori