Lo staff della Mercedes F1 nella sede del team a Brackley (Foto Mercedes)
Lo staff della Mercedes F1 nella sede del team a Brackley (Foto Mercedes)

F1 | Mercedes, ecco la minaccia (politica) che potrebbe portarla al ritiro

La minaccia più grossa al futuro della Mercedes in Formula 1 non viene dalla Ferrari, ma dalla politica della Gran Bretagna. Anche la Freccia d’argento, infatti, benché appartenga ad un gruppo multinazionale la cui sede centrale si trova a Stoccarda, in Germania, ha piazzato il quartier generale operativo della propria scuderia di F1 in Inghilterra. E non è la sola, visto che dei dieci team iscritti al Mondiale sono ben sette quelli che hanno base al di là della Manica. Non è difficile capire, dunque, perché tutti loro, Mercedes in testa, stiano facendo il conto alla rovescia per il 29 marzo prossimo, data in cui scatterà la Brexit, ovvero l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione europea.

Ad oggi il governo inglese non è riuscito ancora a raggiungere un accordo con Bruxelles per negoziare i termini del divorzio, e se questo nodo non dovesse sciogliersi entro fine mese l’impatto concreto potrebbe essere devastante, anche per il mondo della Formula 1. Benché la loro sede sia in Gran Bretagna infatti, la Mercedes e le altre sei scuderie in questione hanno dipendenti di tutte le nazionalità e fornitori di componenti, materiali ed attrezzature sia dentro che fuori dalla Ue. “Sarebbe un grosso problema operativo per noi, che riguarderebbe dai trasferimenti per le gare allo sviluppo e alla preparazione delle macchine”, ha avvertito il team principal Toto Wolff nei giorni scorsi. “Uno scenario da incubo che non voglio nemmeno immaginare. La Ferrari, la Toro Rosso e l’Alfa Romeo si ritroverebbero a godere di enormi vantaggi rispetto alle scuderie inglesi”. Tanto da lasciar intendere addirittura che una delle conseguenze potrebbe essere il definitivo ritiro della Mercedes dalla Formula 1.

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Come si risolve il problema Brexit?

Sono tre le principali difficoltà che la Brexit potrebbe provocare alle scuderie, come ha spiegato il responsabile operativo della McLaren, Jonathan Neale: l’assunzione di personale di nazionalità europea, le restrizioni dei confini doganali per quanto riguarda le forniture e le difficoltà logistiche per i trasporti. “Non sarebbe impossibile da gestire, ma sarebbe un grosso guaio”, ha aggiunto. “Aumenterebbero non solo i costi, ma anche i tempi dell’amministrazione e della burocrazia”.

A cercare di disinnescare questa bomba ad orologeria ci sta provando la Liberty Media, organizzatrice del Mondiale di Formula 1, con il suo presidente Chase Carey. “Non sappiamo cosa succederà, non più di tutti quanti gli altri”, ha ammesso a margine del Salone di Ginevra. “Ma stiamo già predisponendo delle contromisure per cercare di essere pronti a tutti gli ostacoli che potrebbero sorgere, in termini di mobilità delle persone e delle cose dentro e fuori dall’Inghilterra”. Per esempio, è proprio Liberty a fornire oggi un supporto logistico per il trasporto del materiale dei team alle gare: “Invece che dalla Gran Bretagna, potremmo farla partire da qualche altro luogo”, ha minimizzato Carey. Gli occhi, intanto, sono tutti puntati sul parlamento inglese, che il prossimo 12 marzo voterà per la seconda volta sulla Brexit. Senza sapere, probabilmente, che dal suo voto dipenderà anche buona parte dell’avvenire della F1.

Fabrizio Corgnati

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