Mario Donnini (Foto TuttoMotoriWeb.com)
Mario Donnini (Foto TuttoMotoriWeb.com)

F1 | Donnini a TMW: “Così stanno rovinando la Formula 1” (VIDEO)

Tra le tante voci critiche che si sono sollevate dopo la penalità inflitta a Sebastian Vettel nel Gran Premio del Canada di F1 2019, una delle più illustri è stata quella del giornalista di Mario Donnini, grande firma di Autosprint. Sulle colonne del Corriere dello Sport, Donnini si è espresso polemicamente non tanto nei confronti del singolo episodio che ha colpito il pilota della Ferrari, quanto piuttosto per l’escalation di severità dei giudici di gara, che sta rovinando lo spettacolo in Formula 1 e la predisposizione alla battaglia dei piloti. Ecco come si è espresso davanti alle telecamere di TuttoMotoriWeb.com in questa video-intervista.

Mario Donnini, giornalista di Autosprint, sei intervenuto alla presentazione del libro di Pino Allievi “Michael Schumacher, immagini di una vita”. Con lui ragionavamo di come la vita di Schumi, se non fosse vera, sembrerebbe nata dalla penna di un romanziere, per quanto è stata incredibile tanto nei trionfi quanto nelle tragedie.
E anche abbastanza crudele… Preferisco ricordarlo nei suoi momenti più belli, nei quali si è espresso come pilota. È stato il simbolo della Formula 1 moderna, soprattutto nel bene ma direi anche nel male. Una persona che ha ottenuto molto parlando poco, restando per certi versi un mediatico enigma: si è mostrato molto ma senza svelarsi. Un libro su Schumacher è un’occasione proprio per cercare di andare oltre questo mistero, accessibilissimo ma allo stesso tempo difficile da penetrare fino in fondo. Mi ricorda “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe, laddove per nascondere qualcosa bisogna mostrarlo in maniera assolutamente palese. E Schumacher è stato così: a disposizione di tutti per tanto tempo, ma allo stesso tempo impenetrabile.

In pochissimi l’hanno conosciuto davvero.
Io mi iscrivo al partito di quelli che non l’hanno conosciuto abbastanza.

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Nei giorni scorsi abbiamo letto un tuo intervento molto forte sul Corriere dello Sport, dedicato alla penalità a Sebastian Vettel ma soprattutto al modo in cui stanno rovinando questa Formula 1. Ce lo riassumi?
Sostanzialmente il mio punto di vista non è contro l’arbitro, né contro l’applicazione della sanzione, quindi va al di là e prescinde dall’episodio, o dalla fattispecie come la chiamerebbe chi ha studiato. Io sono contrario alla legge. Se sono contrario alla pena di morte, non sono contrario al giudice che l’ha applicata, bensì al legislatore che l’ha approvata e al presidente che l’ha promulgata. In questo caso credo che il modello e la filosofia della F1 vadano completamente rivisti. Loro immaginano una F1 perfetta, fatta di venti monoposto che a 300 km/h seguono linee immaginarie nette, senza compiere alcun tipo di manovra che possa rappresentare una patologia delle intersezioni. Questo discorso è completamente folle: prima di tutto perbenista, da un punto di vista della morale sportiva, e poi assolutamente inattuabile. Non esiste la gara perfetta, non esisterà mai il pilota perfetto: durante una gara sbagliano tutti. Mentre per strada è molto rassicurante avere dei vigili, nelle corse non lo è affatto. Faccio un esempio molto semplice: il leggendario sorpasso di Zanardi a Laguna Seca 1996 (nel campionato americano di Cart, ndr). In questo tipo di F1 e con questo tipo di mentalità il campionissimo è Bryan Herta e Alessandro Zanardi sarebbe il cogl…e. Io resto dell’idea che il campionissimo è Zanardi: Herta si è comportato come doveva, ma Alex ancora di più.

Pensa a Digione 1979, la leggendaria battaglia tra Gilles Villeneuve e René Arnoux…
Ecco, quella sarebbe l’intemperanza di due folli, da punire con sei punti sulla patente ciascuno. Non funziona così lo sport, non funziona così la Formula 1, non funziona così nulla. Se vogliamo traslare nello sport le storture e i formalismi che ha la vita non abbiamo capito niente.

C’è un punto di ritorno, secondo te, o è una strada senza uscita?
Secondo me c’è un punto di ritorno. A patto che abbandoniamo il pregiudizio di dire: indietro non si torna, il progresso vuole questo. C’è una concezione tardo-cristiana: sembra quasi che andando avanti si migliori sempre. Io la vedo di più come i greci classici, che sostenevano che non si migliorava né si peggiorava, si andava semplicemente avanti alla meglio. A volte, vichianamente, il moto è addirittura elicoidale. Non è vero che tutta la sovrastruttura che hanno messo in piedi in Formula 1 sia migliore di quello che c’era prima. È diversa e, come tutte le cose diverse che non vanno bene, si può cambiare. Non dico di tornare al passato, ma di creare un futuro diverso.

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Fabrizio Corgnati

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