Jackie Stewart con Sebastian Vettel (Foto Charles Coates/Getty Images)
Jackie Stewart con Sebastian Vettel (Foto Charles Coates/Getty Images)

F1 | Tanti auguri Jackie Stewart, a 80 anni è il più anziano campione di F1

Compie oggi la veneranda età di ottant’anni Jackie Stewart, il più anziano campione del mondo di Formula 1 ancora in vita. Nato l’11 giugno 1939 a Dumbartonshire, in Scozia, nel Mondiale ha vinto “solo” (si fa per dire) 27 Gran Premi: non tantissimi, almeno se confrontati con gli standard di oggi. Ma diventano una cifra impressionante se si considera che, negli anni ’60, il calendario comprendeva poco più di una decina di gare a stagione, circa la metà di oggi. Stewart, di campionati, ne disputò appena nove in tutta la sua carriera, per un totale di 99 Gran Premi in cui prese il via: facendo la media, questo significa che lo scozzese ha vinto praticamente un terzo di tutte le corse a cui ha preso parte. Una percentuale sbalorditiva.

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A questo si aggiungono 43 podi, 17 pole position, 15 giri veloci e soprattutto tre titoli mondiali, conquistati nel 1969, nel 1971 e nel 1973, tutti e tre frutto del sodalizio con il team di Ken Tyrrell. E questo palmares sarebbe potuto crescere ancora a dismisura, visto che Stewart decise di ritirarsi dalla Formula 1 da campione del mondo, dando forfait nell’ultima tappa della stagione 1973, quando aveva già messo in tasca matematicamente l’iride, ma all’età di appena 34 anni. Il motivo? Nelle qualifiche di quel maledetto Gran Premio conclusivo, a Watkins Glen negli Stati Uniti, un terribile incidente era appena costato la vita a François Cevert, suo compagno di squadra e delfino.

Già negli anni precedenti Stewart era rimasto comprensibilmente devastato dalla perdita di altri due suoi fraterni amici, Piers Courage e Jochen Rindt, anche loro uccisi in schianti di gara. E lui stesso, Jackie, aveva sfiorato la morte già nel Gran Premio del Belgio 1966, quando sotto la tempesta di Spa-Francorchamps la sua Brm finì a tutta velocità fuori pista, abbatté le recinzioni, si distrusse e lo inzuppò di benzina: solo il provvidenziale intervento di Graham Hill gli salvò la vita.

Jackie Stewart, cavaliere del rischio e della sicurezza

Ma il fuoriclasse britannico dimostrò di aver imparato queste dolorose lezioni. Proprio lui, prima di tutti, inaugurò infatti una solitaria crociata per la sicurezza nell’automobilismo. Gli avversari e i giornalisti lo accusarono di essere un codardo, di voler togliere il romanticismo dalle corse, ma lui andò avanti per la sua strada: fece introdurre i caschi integrali, le cinture di sicurezza, le equipe mediche a bordo pista, le vie di fuga e le barriere protettive, inaugurando così un’attenzione all’incolumità dei piloti e degli spettatori che tante vite avrebbe salvato nei decenni a venire.

Velocissimo in pista, comunicatore influente fuori, divenne la prima celebrità globale della Formula 1, inventò nuove opportunità commerciali (per esempio apparendo negli spot televisivi e girando il mondo nei tour promozionali), introdusse nuovi standard di professionalità nel lavoro del pilota, e anche dopo aver appeso il casco al chiodo non ha mai abbandonato il paddock. Negli anni ’90 fondò la sua scuderia, la Stewart appunto, che vinse addirittura un Gran Premio nel 1999 con Johnny Herbert prima di essere venduta alla Jaguar che fallì miseramente. Oggi fa ancora il testimonial, l’opinionista televisivo, l’acuto osservatore. La sua autobiografia si intitola “Winning is not enough”, vincere non è abbastanza. Nessuno come lui ha mai più incarnato questo motto.

Fabrizio Corgnati

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