Il team principal e direttore tecnico della Ferrari, Mattia Binotto (Foto Ferrari)
Il team principal e direttore tecnico della Ferrari, Mattia Binotto (Foto Ferrari)

F1 | I problemi Ferrari nascono dall’alto: le colpe di Mattia Binotto

Quando una squadra di calcio non ottiene risultati, spesso la soluzione più semplice, immediata e perfino logica è quella di esonerare l’allenatore. In Formula 1, questa mossa equivale a sostituire il team manager: in pratica, proprio quello che è avvenuto durante l’inverno scorso alla Ferrari, con la cacciata del vecchio boss Maurizio Arrivabene e la contestuale promozione al suo posto il direttore tecnico Mattia Binotto. Talvolta, però, nel pallone come nei motori, questa contromisura non si rivela sufficiente: è allora che ci si accorge che i problemi di una squadra difficilmente dipendono da un uomo solo. Anche se è quello al comando.

Analizziamo l’andamento dei primi tre Gran Premi della gestione Binotto. In Australia la sua Scuderia è uscita con le ossa rotte dal confronto con la Mercedes, in Bahrein è stata la più veloce ma ha mancato la vittoria, in Cina è tornata ad accusare distacchi pesanti. Dodici mesi fa, quando Arrivabene era al timone, queste prime tre gare avevano riservato ben più soddisfazioni alla Rossa: in particolare, il bottino era di due vittorie centrate e una sfuggita di mano solamente per colpa della safety car. In pratica, rispetto all’inizio di campionato 2018, a questo punto della stagione il Cavallino rampante ha già undici punti in meno, mentre la Freccia d’argento ne conta 45 in più.

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Mattia Binotto tuttofare

Ma la delusione va oltre i freddi numeri. Mattia Binotto, finora, ha fallito sia nella gestione umana (sollevando innumerevoli polemiche per i continui ordini di scuderia) che in quella tecnica (alla macchina manca carico aerodinamico e anche affidabilità). Un’autentica sorpresa in negativo, visto che l’ingegnere italo-svizzero fino ad oggi era noto sia per far andare forte le macchine, sia per far esprimere al meglio i colleghi che lavorano con lui. Come è possibile che un professionista dalle doti indiscusse, dalla lunga esperienza e dalla profonda conoscenza della realtà di Maranello abbia improvvisamente perso quelle capacità che tutti gli riconoscevano?

Forse il limite attuale della figura di Binotto sta proprio in questo suo doppio ruolo, manageriale e ingegneristico, che la presidenza Ferrari gli ha affidato: un’eccezione assoluta nella Formula 1 moderna. Ritrovandosi a sedere su due poltrone pesanti e impegnative come quella di team principal e di direttore tecnico allo stesso tempo, probabilmente, ha perso la concentrazione e la lucidità fondamentali per indirizzare la squadra, e allo stesso tempo non ha più la reattività sufficiente per mettere mano allo sviluppo della vettura e per risolverne i molti difetti. Insomma, forse la colpa non è tanto dell’uomo, quanto di chi sta sopra di lui, che ha voluto strafare, attribuendogli decisamente troppi incarichi per una sola persona. Se così fosse, sarebbe il caso di prenderne atto, e anche in fretta, rimettendo mano alla struttura operativa del team e alla divisione dei compiti. Altrimenti la Ferrari rischia di continuare ad avere un team principal e un direttore tecnico entrambi a mezzo servizio.

Fabrizio Corgnati

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