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Eva Håkansson e il suo KillaJoule (foto da Independent.co.uk)
Eva Håkansson e il suo KillaJoule (foto da Independent.co.uk)

 

Eva Håkansson, 33 anni, è un’ingegnere svedese trapiantata in Colorado, attualmente impegnata con un dottorato di ricerca all’Università di Denver. Ha sposato Bill Dubé, ingegnere e ricercatore anche lui ma al National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), nonché progettista e costruttore della KillaCycle, ovvero di un moto d’accelerazione elettrica più volte vincitrice nelle drag race.

Poco più di un anno fa, sul lago salato di Bonneville (Utah), Håkansson è diventata la pilota più veloce del mondo guidando lo streamliner KillaJoule a oltre 389 km/h e superando il precedente primato per un “sidecar” elettrico di circa 40 orari. Ma non è certo il tipo da riposare sugli allori, ed è già al lavoro per stabilire un nuovo, ambizioso traguardo.

 

Il senso di una sfida

“Il mio obiettivo è diventare sempre più veloce”, dice Eva Håkansson a colloquio con l’Independent. “Il prossimo traguardo sono i 480 km/h, ma tante cose possono andare storte”. L’occasione per stabilire il nuovo record è già alle porte: dal 12 al 16 ottobre parteciperà infatto al Bonneville Shootout, un evento che richiama ogni anno piloti e team professionisti che tentano di battere record ufficiali riconosciuti da Fia e Fim.

Il KillaJoule, l’inedito sidecar a tre ruote rosso fiammante che lei stessa ha costruito, ha subìto numerose modifiche da un anno a questa parte. “E’ sempre un work in progress – racconta Håkansson – per cui ci sono miglioramenti in termini di potenza e di resistenza aerodinamica”. “E tutto ciò – almeno stando a quel che dice il computer – ci permetterà di raggiungere i 480 km/h”.

Da cosa nasce questa sua passione per i motori? “Non è la velocità a darmi i bridivi”, confessa la giovane sempre all’Indepenent, ma “la gioia di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima”.

Il vero piacere, insomma, sta nei 360 giorni all’anno che dedica alla costruzione di vetture superveloci nel suo garage; i cinque giorni di corse sono “per lo più molto stressanti, perché è in quel momento che il tuo lavoro viene messo alla prova”.

I motivi per cui Håkansson tiene tanto a battere i record di velocità al volante di un veicolo elettrico sono principalmente due. Innanzitutto, dimostrare che le donne sono ingegneri validi quanto gli uomini. In secondo luogo, modificare la percezione delle vetture eco-friendly. La sua fame di record è – parole sue – un “eco-attivismo mascherato”.

“In genere, tutto ciò che è eco-friendly e a basse emissioni è percepito come qualcosa di molto noioso: ecco perché l’auto elettrica appare poco allettante”, spiega. “La mia missione – sottolinea – è cambiare quella percezione dimostrando che anche le vetture elettriche possono essere straordinariamente veloci”.

Le auto elettriche potrebbero soddisfare le esigenze di “circa il 95%” della popolazione, aggiunge Håkansson: “Non credo che vedremo tir o aerei commerciali elettrici, ma per la guida di tutti i giorni le auto elettriche sono un’ottima soluzione”.

Lei e suo marito, per dire, si muovono con un’auto elettrica alimentata dai pannelli solari posti sul tetto della stessa. “Non ci costa praticamente nulla – dice – e con il bel tempo va benissimo”. La speranza è quella di trasformare il suo hobby “esclusivo” in un lavoro a tempo pieno, una volta concluso il dottorato, se tutto va bene tra sei mesi.