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Un'opera di Scott Wade
foto Facebook

Le prime forme di disegni sulla polvere delle auto risalgono alla celebre scritta “Lavami” improvvisata da qualche bontempone di passaggio. Ma la polvere sui vetri delle auto è divenuta materia privilegiata per le opere artistiche di Scott Wade, designer grafico di origine texana, da tempo famoso come “l’artista della polvere” o “Dirty Car Artist”.

 

Disegnare sui vetri impolverati delle auto, una passione che nasce da bambino

La fama di Scott Wade ha oltrepassato i confini degli States e si è diffusa in tutto il mondo attraverso fotografie al limite delle realtà e video in cui mostra la sua arte unica e rara, messa al servizio per le campagne di agenzie pubblicitarie, ma anche di festival e mostre culturali di ogni tipo. Fino a diventare materia d’insegnamento in una scuola elementare dell’Illinois.

Una passione che nasce probabilmente dall’abitare nei pressi di una strada sterrata e polverosa del Texas che, al passaggio degli automezzi, riempivano di polvere le auto di famiglia, invogliando il giovane Scott Wade a disegnare sui vetri. Fino a diventare divertimento, passione, arte, grazie anche al geniale ‘Dna’ trasmesso dal padre fumettista.

Le ‘tele’ delle sue creazioni artistiche sono i vetri, soprattutto posteriori, di qualsiasi tipo di veicolo (berline, Suv, camion…). Da dove prende ispirazione? Lo spiega Scott Wade in un’intervista rilasciata a Boldride: “Ogni volta tento di interpretare nella polvere l’opera di un Maestro della pittura e imparo moltissimo da lui. Mi piace, ad esempio, la tecnica di Botticelli nella Nascita di Venere, in quelle aree della tela in cui il colore sembra inchiostro dipinto ad acquarello. Ma se chi mi fa la domanda vuole che risponda per forza con un nome o un riferimento, ripeto una frase famosa rubata a Frank Lloyd Wright ‘la prossima!”’.

 

Ultimamente Scott Wade ha scoperto una nuova tecnica per creare una ‘tela artificiale’ e rendere più veloci le sue creazioni artistiche sui vetri delle auto: “Ho spesso cercato soluzioni per impolverare artificialmente il finestrino di un’auto, finché un amico mi ha fatto scoprire la ‘terra’ di Fuller, un materiale ‘polveroso’ utilizzato nell’industria cinematografica. Acquistare qualche sacco di questo materiale – ha concluso il famoso designer grafico – si è rivelato sicuramente più facile che cercare di ottenere una patina polverosa percorrendo più volte una strada sterrata!”.