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Valentino Rossi
Valentino Rossi (foto Instagram)

E’ scattato oggi il Monza Rally Show 2017. Un appuntamento che annualmente richiama tanti tifosi presso l’autodromo brianzolo. Anche perché a partecipare alla competizione ci sono nomi importanti. Il più celebre è senza dubbio Valentino Rossi.

Il nove volte campione del mondo di motociclismo ha trionfato in cinque occasioni a Monza. E’ il campione in carica, avendo vinto negli ultimi due anni consecutivamente. Detiene assieme a Rinaldo ‘Dindo’ Capello il primato di vittorie in questa gara di rally. Più di qualcuno ha insinuato che in realtà l’automobile con cui corre il ‘Dottore’ fosse diversa dalle altre, ovvero con degli accorgimenti per renderla più veloce e dunque agevolare il pilota nel battere anche dei professionisti del rally.

Ad esempio Roberto Kubica nel 2014 dopo la sua vittoria finale disse: «Non so se avevo meno cavalli, ma io una Fiesta WRC che fa quel rumore e così veloce in rettilineo non l’ho mai vista. E io di Fiesta WRC da rally ne ho viste parecchie. Ma sono contento perchè siamo arrivati qui con una macchina clienti e abbiamo battuto una macchina ufficiale o anche qualcosa di più. Non entriamo nei dettagli, ma in ogni caso in questi tre giorni sono successe delle cose che in gare normali non sarebbero mai passate».

Il driver polacco fece intendere chiaramente che c’era qualcosa che non andava nella vettura di Valentino Rossi. Tuttavia Dindo Capello nell’intervista concessa oggi a La Gazzetta dello Sport nega che vi sia del marcio dietro i successi del rider pesarese a Monza: «Può ridurre la differenza con chi ha più esperienza con le auto, sfruttando la propensione alla velocità e alla staccata. Sono stato anch’io avversario di Rossi, anch’io sono stato battuto, ma non ho mai pensato a giochi sporchi. I controlli ci sono: un team professionale come quello che fornisce la Ford a Valentino non può perdere la faccia per una gara così e uno come Rossi non può farsi trovare irregolare». L’esperto rallysta italiano non pensa che vi siano delle irregolarità.

 

Matteo Bellan