CONDIVIDI
Flavio Briatore (Getty Images)
Flavio Briatore (Getty Images)

 

Un anno e 11 mesi di reclusione, il sequestro dello yacht Force Blue e l’interdizione dagli uffici direttivi di società e imprese per tre anni. E’ questa la pena (con sospensione condizionale) a cui è stato condannato l’imprenditore Flavio Briatore a conclusione del processo che ha visto imputato l’ex team manager della Renault in Formula insieme ad altre quattro persone per reati fiscali legati al noleggio dell’imbarcazione extralusso che fu sequestrato dalla Guardia di Finanza al largo della Spezia nel 2010, mentre a bordo c’era la moglie Elisabetta Gregoraci e il figlioletto, oltre a una ventina di membri dell’equipaggio.

 

La nave al centro della vicenda giudiziaria

Flavio Briatore ha sempre seguito tutte le udienze, ma non era presente in aula per la seduta conclusiva, nel corso della quale i giudici del tribunale penale di Genova, presieduto dal giudice Marco Panicucci, hanno inflitto un anno e 11 mesi con la condizionale anche al comandante dello yacht Ferdinando Tarquini, e a Dominique Warluzel, uno dei tre amministratori della società Autumn Sailing Limited, proprietaria dell’imbarcazione, che si sono succeduti nel tempo. Quanto agli altri due, Maria Pia De Fusco è stata condannata al pagamento di una multa di 7 milioni di euro e Laurence Eckle Teyssedou è stata assolta “perché il fatto non costituisce reato”.

Il processo a carico di Flavio Briatore (assistito dagli avvocati Massimo Pellicciotta e Fabio Lattanzi), è iniziato il 22 ottobre 2014. I pm Patrizia Petruzziello e Walter Cotugno nel maggio scorso avevano chiesto per il manager – quale amministratore di fatto e proprietario della Autumn Sailing Limited e, quindi, effettivo proprietario e armatore dello yacht – 4 anni di reclusione e pene comprese fra 3 anni e 3 anni e 10 mesi per gli altri imputati, oltre alla confisca del Force Blue.

L’accusa era per tutti quella di aver simulato un’attività commerciale di noleggio che avrebbe consentito di utilizzare il Force Blue, iscritto in un Paese extracomunitario e intestato a una società con sede nelle Isole Vergini Britanniche, per uso diportistico in acque territoriali italiane dal luglio 2006 al maggio 2010 senza versare la dovuta Iva all’importazione per 3,6 milioni di euro, e godendo indebitamente di agevolazioni fiscali (compreso l’aver indicato l’uso di carburante come esente dalle accise). Non solo: secondo l’accusa, gli impoutati avevano anche emesso fatture per operazioni inesistenti, ma il tribunale ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione per quest’ultimo reato a partire dal 2007.

“E’ un risultato che non ci aspettavamo – ha commentato l’avvocato Massimo Pellicciotta dopo la lettura della sentenza – . La nave continua a produrre incassi. E’ un’azienda che ha incassato più di 20 milioni di euro. Proporremo appello e ci batteremo fino alla fine”.

 

 

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Seguici su Google News per restare aggiornato su tutte le notizie dal mondo dei motori